Vivian Maier
fotografa immensa
a sua insaputa

meier 1

Un piccolo comune, Castelnuovo Magra, al confine tra Liguria e Toscana. La bellissima Torre del Castello dei Vescovi di Luni e una vocazione culturale dichiarata e sorprendente che, negli ultimi anni, grazie alle fortunate mostre di Erwitt, McCurry, Tano D’Amico, Mario Dondero e Bruce Chatwin, si è andata affermando definendo questo come un importante luogo espositivo per la fotografia, nazionale ed internazionale.

L’allestimento di quest’anno è dedicato a Vivian Maier e all’incredibile storia di una bambinaia statunitense che per tutta la vita ha segretamente coltivato la passione per la fotografia. Con la scoperta casuale delle sue fotografie e il suo debutto praticamente postumo si è imposta come un caso internazionale. L’allestimento è curato da Roberto Carlone, Caterina Cavallari (i quali, in questi ultimi due anni, stanno portando in giro un fortunato spettacolo dedicato alla fotografa) e dall’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo (MS) che è il gestore del vicino Museo Audiovisivo della Resistenza, anch’esso uno dei partner del progetto. Di fondamentale importanza è poi la collaborazione con l’associazione francese “Vivian Maier et le Champsaur”, che raccoglie testimonianze del rapporto di Vivian con la Francia. Infatti Champsaur è la valle francese nelle Alte Alpi, di cui era originaria la madre di Vivian, Maria Jaussaud, che introdusse la figlia al mondo della fotografia, e in questo luogo Vivian tornò più volte nel corso della sua vita: ad esempio ha qui trascorso parte della sua infanzia, dai sei ai dodici anni. La dimensione francese della Maier è un lato ancora più nascosto della sua misteriosa vita: per questo L’autre Vivian ci restituisce una fotografa in parte diversa da quella conosciuta fino ad oggi in Italia.

Vivian Dorothy Maier nata il 1 Febbraio ne1926 a New York nel Bronx. Ma non si sa bene il prima e il dopo. Di certo passa il periodo scolare in Francia a Saint Julien En Champsaur nelle Hautes Alpes, un piccolo paese i 300 abitanti a 1000 metri di altitudine. E lì ritorna nel 1950 e ci resta per quasi due anni, dove scatta le sue prime fotografie.

Vivian Dorothy Maier nata il 1 Febbraio ne1926 a New York nel Bronx. Ma non si sa bene il prima e il dopo. Di certo passa il periodo scolare in Francia a Saint Julien En Champsaur nelle Hautes Alpes, un piccolo paese i 300 abitanti a 1000 metri di altitudine. E lì ritorna nel 1950 e ci resta per quasi due anni, dove scatta le sue prime fotografie.

Un vero viaggio attraverso 50 foto (alcune provenienti da una collezione privata e mai esposte in Italia e altre, invece, stampate da lei e autografate sul retro, le uniche originali esistenti) oltre ad interviste, video, animazioni, musiche, suoni, mapping, ambientazioni. Una nuova idea di fruire la complessità di una artista, di una persona, d una donna. Non la solita mostra. Un’altra Vivian Maier, appunto.

La Maier è stata una fotografa formidabile, dotata di un talento superiore che le permetteva di scattare foto senza nemmeno vederle, frutto di lunghi, accurati e appassionati studi. Ha approfondito la fotografia restando sempre fuori dal clamore del fotografo di moda, anche se in tale maniera è stata sempre sfruttata. Una storia di tempi sbagliati per lei che non sbagliava mai il tempo, come ci rivelano i suoi splendidi scatti. Un tempo che grazie a moltissimi “collezionatori” si è riallineato e che vuole riallinearla con una umanità troppo spesso dimenticata.

L’esposizione propone e racconta in maniera inusuale ed innovativa in una formache riunisce fotografie originali autografate, ristampe moderne, esperimenti, musiche, ambientazioni scenografiche, video, mapping, percorsi teatralizzati, animazioni, moduli interattivi. Un racconto sul binomio fotografia-vita, sulla forza e sul mistero di una donna sola e forte che ha abbracciato il mondo catalogandolo e sull’onestà e sull’essenzialità dell’arte, senza tralasciare domande profonde sulla natura dell’arte fotografica, sulla gratuità del gesto fotografico e sull’attenzione alla realtà del momento unico e prezioso legato allo scatto. Lei ha archiviato il mondo con la pretesa di metterlo da parte, perché lo conosceva perfettamente pur mantenendone le distanze. E dal punto di vista sociale è stata una documentatrice preziosa di un mondo che perdeva le sue radici popolari e semplici legate alla terra, vendendosi al consumismo e all’inurbamento più selvaggio in di uno sviluppo senza progresso, generando mostri e un disagio esistenziale.

La cugina di Vivian Maier in una posa splendida, da manuale per la composizione e la perfetta esposizione. La fotografa aveva 25 anni quando l’ha scattata e fa parte di una serie di foto scattate agli abitanti di Saint Julien En Champsaur nelle Hautes ALpes intorno agli anni ’50, perlopiù ritratti, quasi tutti in posa, e paesaggi che dimostrano quanto ne fosse attratta anceh grazie allla vastità delle vedute di quei luoghi.

La cugina di Vivian Maier in una posa splendida, da manuale per la composizione e la perfetta esposizione. La fotografa aveva 25 anni quando l’ha scattata e fa parte di una serie di foto scattate agli abitanti di Saint Julien En Champsaur nelle Hautes ALpes intorno agli anni ’50, perlopiù ritratti, quasi tutti in posa, e paesaggi che dimostrano quanto ne fosse attratta anceh grazie allla vastità delle vedute di quei luoghi.

Sarà come entrare nel suo mondo pericoloso e contrastato, in una favola, attraverso un armadio che cela un passaggio segreto, il suo segreto, la sua libertà. Una libertà così forte che l’ha portata fino a fare uno sberleffo alla fotografia, suo bene più segreto.

L’allestimento sarà supportato da varie iniziative: incontri, film, workshop, spettacoli e un convegno. L’idea della mostra da realizzarsi ad hoc nello spazio della Torre del Castello dei Vescovi di Luni a Castelnuovo Magra, nasce dalla frequentazione tra Archivi della Resistenza e Roberto Carlone, il quale oltre ad essere fotografo è uno dei musicisti e fondatori della Banda Osiris. In questi ultimi anni Roberto Carlone e Caterina Cavallari sono stati protagonisti di un’intensa attività di studio su Vivian Maier, che li ha portati a realizzare uno spettacolo di grande successo (“Gli occhi di Vivian Maier – I’m a camera”) presentato già in tre nazioni (Italia, Francia e Svizzera), un documentario in fase di montaggio che coinvolge personaggi e istituzioni internazionali nei luoghi dove ha vissuto la grande fotografa. In questo percorso è stata fondamentale la felice collaborazione con l’Association Vivian Maier et le Champsaur, che conserva preziosi documenti fotografici di Vivian e sul suo rapporto con la Francia. Questa esposizione diventa il coronamento e la sintesi di tutto il materiale raccolto durante queste ricerche, ma non è una semplice mostra fotografica, cerca piuttosto di assomigliare a un libro vivente, a una visita guidata, a una discreta ed emozionantescoperta di un lato nascosto e molto umano di Vivian Maier.

www.vivianmaiercastelnuovomagra.it