Vittorio Sermonti: quell’attimo lontano che ha fermato il racconto di tutta una vita

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Siamo a Milano, nel maggio del 1945. Si inizia a parlare di libertà, una parola che si porta dietro tanti odori e colori diversi e diverse contraddizioni, una parola al confine tra eroismo e tradimento, una parola indimenticabile con cui fare i conti. In una giornata di quel maggio del 1945 tre giovani partigiani irrompono con violenza in casa Sermonti: sono alla ricerca di un fascista e qualcuno, forse un vicino, deve aver fatto la spia. I fucili vengono puntati contro il fratello maggiore di Vittorio. Il tempo sembra all’improvviso fermarsi. E da qua parte il racconto di una vita intera: i difficili rapporti con il padre fascista e la madre ricca borghese, il tentativo adolescenziale di arruolarsi nella X Mas e la successiva svolta con l’iscrizione al partito comunista. E poi le partite a calcio tra poeti e ragazzi di borgata, la scoperta del sesso e dei primi amori, il rifugio continuo nella letteratura. Vittorio Sermonti, narratore, saggista, traduttore, regista, attore, è noto in particolare per il suo lavoro sulla Commedia dantesca, con Se avessero (Garzanti) ci regala un libro che è anche il racconto della vita e dei fantasmi di un’intera nazione e di un dopoguerra ostinato che sembra non ancora finito e ci riguarda tutti molto da vicino: “Non contiamo niente, perché ognuno conta purtroppo tutto”.
Per gentile concessione del suo editore MEMO pubblica un estratto dal libro che racconta la passione eterna di Sermonti per la letteratura e le persone che leggono

 

“Vita facendo mi è successo di amare di più persone che leggevano moltissimo”

di Vittorio Sermonti

Resta il fatto che alla letteratura da fare, insomma alla letteratura che stavano facendo (e bene o male s t a v a m o facendo) essi davano quell’importanza capitale che io potevo al massimo far finta di darle, sebbene — sebbene tutte le volte (e non erano poche) che li sentivo concordare sull’inappellabile concetto che la letteratura non vale niente, non serve a niente, zero, che insomma a fronte della vita sensibile sono tutte balle, a me la letteratura, per il volger di un attimo, sembrava misteriosa e fulgida.
Ciò detto, sotto il profilo della ricettività, io la letteratura la amavo poi con allarmato trasporto, insomma leggevo a rotta di collo immoderatamente in tutte le fessure di tempo che lavoro, studio, tristezze, divagazioni erotiche, sbronze e partite di calcio mi concedevano prima di rimarginare, da quando avevo nove anni leggevo, anteguerra, guerra e dopoguerra (a pensarci, è mostruoso quanto tempo da perdere avrebbero i ragazzini!), di tutto leggevo, quasi a casaccio ma con abnegazione e letizia.
Un elenchetto di letture precoci, per rendere l’idea almeno a te che, se non hai gli esempi, dici che non capisci? Be’, Shakespeare tradotto tutto, ciclo di Mompracem tuttissimo e non una volta sola, Hans Fallada, Alfieri tragedie, la fontana di Bachčisaraj, i Tre moschettieri, Moby Dick (questo appena dopo la guerra però), Vent’anni dopo, Bel-Ami, le Trachinie e il fu Mattia, Passaggio a Nordovest, Rainer Maria Rilke e Kafka (appena dopo anche lui), Čechov più teatro che racconti, Schiller compresa Guerra dei Trent’Anni, la certosa di Stendhal, Wodehouse, Guerra e Pace, l’Aurora di Nietzsche, le noiose Anna Karenina e Madame Bovary, tutto il Dostoevskij che c’era in casa, 42° parallelo, Michele Amari e chi se ne ricorda più…
Gesù, quanti libri ho abitato da ragazzo! Ma che faccio, con la scusa di te che vuoi gli esempi, mi vanto? e di che? Potrei vantarmi giusto di quando a ventidue anni scarsi mi fratturai tre metatarsi del piede sinistro saltando sulla rena da una passeggiata a mare, incorsi nella Recherche, e le immolai l’intera estate autunno incluso col piedone su uno sgabello e il gomito puntato sul dizionario francese, anche se debbo ammettere di non averla poi riletta quattro cinque volte, la Recherche, come quasi tutti quelli che conosco, forse non ho trovato il tempo, forse non me lo sono meritato.
E a consuntivo dirò, come credo di aver già detto più di una volta, che vita facendo mi è successo di amare di più persone che leggevano moltissimo, disposte a diventare qualchedun altro, qualcheduni altri nelle tante e progressive infedeltà di persona cui il leggere induce e seduce, piuttosto che personaggi che scrivevano ripromettendosi di incontrare l’Uno Se Stesso in quello che avrebbero finito per scrivere. Ma molto di più.

© Garzanti
www.garzantilibri.it

Se avessero

Se avessero

Autore: Vittorio Sermonti
Collana: La Biblioteca della Spiga
Pagine: 224
Editore: Garzanti