“La Giovine Unesco”

La Giovine Unesco
La Giovine Unesco

di Emanuele De Luca

 

L’Italia costituisce un esempio quasi unico, un’eccellenza nel panorama Unesco. Un gruppo di giovani under 35 ha infatti promosso la formazione di una “Commissione giovani” che si pone l’obbiettivo di portare tanti ragazzi di qualità all’interno dell’organizzazione, per offrire prospettive nuove ed innovative sulla tutela del patrimonio culturale del nostro paese. Ne abbiamo parlato col Presidente Paolo Petrocelli per entrare nel mondo Unesco da una prospettiva diversa, quella dei giovani, e farci spiegare i principi che muovono la loro associazione, esplorando i progetti in corso e quelli in cantiere per il futuro.

 

Presidente, partiamo dall’inizio. Perché un Comitato dei giovani e cosa vi distingue dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO? Solo la composizione anagrafica?La nostra esperienza è nata all’interno della Commissione nazionale che rappresenta l’Unesco in Italia e che ha sede a Roma. Da tempo mancava di una presenza di giovani all’interno dei suoi uffici per dare la possibilità a giovani ricercatori e volontari di fare un’esperienza formativa e sociale di respiro internazionale. Soprattutto sul piano dell’educazione. Insieme al commissario italiano, nel 2011 abbiamo deciso di partecipare al forum internazionale organizzato a Parigi e lì è nata l’idea di una sezione di giovani all’interno della Commissione nazionale.

 In quanti paesi è presente una Commissione giovani?
Ogni commissione dei paesi membri ha alcuni rappresentanti che intervengono agli appuntamenti istituzionali ed ufficiali ma pochi hanno un’organizzazione permanente, strutturata e pensata per i giovani tra i 20 e i 35 anni. Si tratta quindi di una novità sul piano internazionale, un progetto estremamente innovativo ed originale. E’ un orgoglio farne parte.

E lei invece, come si è avvicinato al progetto?
 Mi dedico per studio e professione al campo della musica, per cui ho sempre avuto una propensione per tutto ciò che riguarda la cultura e il patrimonio; nell’Unesco ho trovato poi uno spazio estremamente prolifico per dare espressione alle mie passioni e ai miei desideri, per dare un contributo concreto alla trasmissione e alla tutela del patrimonio culturale. Proprio nel 2011 fui coinvolto al forum mondiale Unesco di Parigi e lì capii l’opportunità di creare un gruppo permanente di giovani strutturato all’interno della Commissione nazionale. Insieme ad altri giovani che erano passati da una collaborazione come statisti e volontari, abbiamo creato una vera e propria associazione che dalla fine del 2013, quando fu pensata, ad oggi riunisce quasi 300 giovani in tutta Italia. Ognuno porta avanti percorsi professionali, di studio e sociali che possono benissimo essere accorpati alla mission della nostra associazione: ad esempio giovani manager culturali, giornalisti, ricercatori, studenti. Profili diversi ma complementari per realizzare nel territorio nazionale iniziative e progetti per aiutare l’Unesco ad essere più presente nei territori.

Come siete organizzati? Ogni regione ha un rappresentante?
Ci siamo dati un criterio preciso. Siamo partiti da 4 cofondatori dell’associazione, due ragazzi e una ragazza che avevano vissuto l’esperienza della Commissione nazionale e che hanno aperto un bando nazionale per individuare un rappresentante, un ragazzo o una ragazza, per ogni regione; questo è stato il primo passaggio. Abbiamo ricevuto centinaia di domande e da lì abbiamo fatto una selezione sul merito. Una volta selezionati i primi membri, abbiamo promosso un secondo bando insieme a questi referenti locali, con l’idea di creare gruppi regionali e per arrivare fino a un massimo 10 rappresentanti per ogni regione. Alla fine del percorso eravamo più di 200 il che ha implicato una nuova fase di organizzazione, sperimentando modelli di lavoro per coordinarci e conoscerci: in così tanti  e in così poco tempo, non è stato semplice.

Di quanti ragazzi e ragazze è composto oggi il vostro comitato e come poter entrare a farne parte?
Ad oggi siamo più di 300 membri. Inoltre, visto che non vogliamo essere una associazione classica, per garantire che tutti siano parte attiva del progetto si entra solo con un bando che viene aperto circa una volta all’anno. Questo meccanismo ci consente di mantenere sempre alto il livello del nostro lavoro, facendo partecipare tutti e senza un’assunzione passiva di responsabilità. Tutti sono coinvolti. Il nostro obbiettivo è individuare profili che possono essere il più funzionali possibile al nostro progetto, per qualità, formazione e merito. Tengo a sottolineare che la qualità e la continuità del nostro progetto viene garantita dalla ricerca di fondi e finanziamenti che possano sostenere l’attività che svolgiamo. Non si tratta quindi solo e soprattutto di volontariato ma anche di una vera e propria opportunità professionale.

Scorrendo il vostro sito internet salta agli occhi un 2017 ricco di eventi, incontri, conferenze. Ci aiuta a ripercorre alcune tappe?
Abbiamo scelto di non disperdere le energie in progetti senza la certezza di portarli a termine. L’idea è stata quella di seguire, invece, alcuni progetti nazionali a cui ogni regione poteva dare un contributo. Ne cito due, che sono quelli ad oggi più importanti e significativi e che ci consentono di poter collaborare con istituzioni regionali e nazionali. Il primo si chiama “Unesco.edu” e riguarda il tema dell’educazione e si svolge principalmente nelle scuole. Il secondo è il “Grand Tour d’italia” e nasce da una collaborazione con Google Italia. Si tratta di un progetto innovativo e che ha visto un incontro impostante tra tecnologia e patrimonio culturale. Come giovani Unesco abbiamo guidato Google all’interno di alcune grandi città, Venezia, Siena, Roma e Palermo, favorendo un incontro tra l’essenza, le tradizioni e l’arte delle città e la tecnologia, la digitalizzazione. E’ stata un’esperienza molto interesante e indicativa per sondare le modalità di collaborazione tra una grande azienda multinazionale e un’associazione dinamica come la nostra. Abbiamo cercato di raccontare storie e tradizioni, come il palio di Siena, attraverso l’uso della tecnologia, per entrare nel vivo del patrimonio materiale ed immateriale e attraverso una lente giovane e al passo coi tempi.

Torniamo per un attimo alle scuole. In che cosa consiste e che risposta avete avuto da parte delle giovani generazioni? Avete riscontrato coinvolgimento, partecipazione o indifferenza?
Innanzitutto siamo orgogliosi che Unesco.edu sia stato riconosciuto come progetto di valore e per questo rinnovato anche per il 2018 dal Ministero dell’Istruzione. Siamo convinti che possa generarsi un meccanismo virtuoso di rigenerazione e coinvolgimento attivo dei giovani per i giovani, toccando certi temi e far vivere certi processi della cultura e del patrimonio con metodi, linguaggi e strumenti innovativi, al passo della nostra generazione. In uno o due licei per regione, dove i nostri soci hanno incontrato gli studenti per spiegare cosa è Unesco, è stato attivato un laboratorio che ci ha permesso di realizzare tutta una serie iniziative sul patrimonio storico e culturale così come sul rapporto tra cultura, innovazione e tutela del territorio. Mi viene in mente l’esperienza della Val d’Aosta e la valorizzazione del patrimonio naturale e dell’ambiente. Cito su tutti l’esperienza dei ragazzi di Pisa che hanno promosso una guida cartacea e digitale della loro città e poi adottata dal Comune di Pisa. L’iniziativa ha permesso a questi giovani studenti di raccontare una città diversa da quella offerta dalle classiche guide, da un punto di osservazione diverso, di chi vive la città quotidianamente e non per un mero mordi e fuggi turistico. Inoltre è stata un’occasione per riscoprire luoghi e tradizioni che rimangono ai margini dei circuiti turistici consolidati. Abbiamo presentato questi risultati al Ministero dell’istruzione che riconosciuto il valore di queste iniziative il che testimonia che può esser e l’inizio di un percorso virtuoso per i giovani e dai giovani.

Cultura ed innovazione sono due vostre parole d’ordine. In che cosa, dal suo punto di vista, è carente il sistema culturale italiano e come rilanciarlo?
Sta accadendo molto in questi anni, e sono ottimista per l’Italia e l’Europa in generale. C’è maggior consapevolezza sull’importanza di tutelare e valorizzare il territorio e il suo patrimonio, quello materiale ed immateriale. Il nostro paese sta dimostrando una grande capacità di dare un contributo importante su questi temi decisivi. Abbiamo acquisito un’esperienza molto qualificata in questo settore e sembra ci sia sempre maggior consapevolezza del suo ruolo per la crescita del paese.
C’è chiaramente ancora tanto da fare, non solo sul fronte della tutela, ma anche su quello dell’educazione al rispetto dell’arte o dei luoghi della cultura, come i musei. Ma c’è anche il tema dell’esperienza quotidiana del patrimonio: noi vogliamo comunità che promuovano la cultura, la vivano insieme alle tradizioni e la storia che le danno forma. La scuola e gli studenti sono dunque luoghi e soggetti decisivi per la creazione di un circolo virtuoso dove  cultura, tradizioni e valori non vengano solo trasmessi ma anche elaborati. Il tema oggi è anche domandarsi come e cosa vogliamo trasferire alle prossime generazioni.

Ovvero?
C’è bisogno di maggiori momenti di confronto tra giovani. La nostra generazione viene troppo spesso tralasciata dalla politica e mancano punti di riferimento, una visione comune del nostro ruolo nel mondo. Purtroppo siamo in una fase in cui molti temi non vengono discussi e il rapporto tra giovani e cultura rischia di rimanere ai margini, senza un adeguato approfondimento. Volendo sintetizzare mi sembra ci siano due visioni diverse dell’approccio al patrimonio da parte dei giovani: da una parte l’idea che l’Italia abbia un passato da difendere e valorizzare, far vivere nella contemporaneità, e dall’altra l’idea che il presente sia estremamente negativo, un presente da abbattere. Il problema è che quasi sempre non si pone in modo adeguato il tema della costruzione di qualcosa che abbia un valore che duri nel tempo. C’è un’esigenza di rottura diffusa ma che ancora non si trasforma in proposte concrete che sappiano coniugare e la tutela del patrimonio e la   costruzione di qualcosa di degno per il futuro. Unesco, per noi, non è solo sinonimo di patrimonio ma anche di sguardo innovativo sul futuro.

Eppure queste organizzazioni internazionali sono percepite spesso come molto distanti…
In parte è vero, in parte è importante capire come collaborare. Noi proviamo a farlo valorizzando la nostra partecipazione. La sede centrale di Parigi lo ha riconosciuto elogiando il modo in cui ci siamo organizzati, dandoci l’opportunità di parlare ad altre organizzazioni di giovani nel mondo. Tanto è vero che molti altri ragazzi di altri paesi che si erano avvicinati all’Unesco ci hanno preso come modello, e stanno cercando, come in Sud África, di riprodurlo. In qualche modo la nostra esperienza ha segnalato con forza la presenza di un vuoto non solo in Italia a ma a livello internazionale, ma anche gli strumenti e i metodi per provare a colmarlo.

Oltre al rapporto con le istituzioni, avete relazioni con associazioni, comitati locali, giovani imprenditori che lavorano nel campo della cultura?
Le istituzioni hanno dato grande disponibilità e permettono alla nostra associazione di sopravvivere ed investire grazie ai fondi e i bandi che riusciamo a intercettare. Inoltre ogni membro versa una quota associativa di 100 euro per sostenere le attività regionali e nazionali. La nostra strategia è certamente quella di unire più livelli, sia quelli istituzionali (di una università o ministero, ad esempio) ma anche coinvolgere soggetti locali, cercando in primo luogo di essere presenti in più territori e in più regioni, nelle scuole, come dicevamo prima. Attraverso questo processo contiamo di avvicinarci sempre più alle associazioni e i comitati che lavorano sul locale, a livello culturale e sociale. E ci auspichiamo di intessere sempre maggiori relazioni anche a partire da un grande investimento nella comunicazione: far conoscere la nostra realtà, la nostra progettualità è fondamentale, esporre le possibilità per un ragazzo o una ragazza di partecipare e di mettere a disposizione le proprie competenze.

Prossimi progetti in cantiere?
Intanto si apre una pagina nuova, una nuova fase del progetto. Da “Comitato giovani della Commissione nazionale Unesco” si passa a “Associazione italiana Giovani per l’Unesco” : un’associazione autonoma, non più dipendente dalla Commissione nazionale, ma riconosciuta direttamente dalla sede centrale di Parigi. L’ambizione è quella di crescere ancora e nei territori, aumentare le iniziative e le collaborazioni con scuole, università, istituzioni e organizzazioni locali. Per il 2018 sia la collaborazione con Google – ampliando il raggio delle città e dei luoghi da sondare ed esplorare – sia il progetto “Unesco.edu” continueranno, con l’idea di favorire una propensione verso il futuro, per promuovere l’idea di un patrimonio “per il futuro”.

LUnesco Youth Forum di Matera è stato il vostro primo forum internazionale.
Una iniziativa importante che rientra nel programma dell’Anno europeo del patrimonio Unesco e Matera non è stata scelta a caso: nel 2019 sarà infatti Capitale europea della cultura. L’idea era quella di dare una dimensione ed un risalto internazionale alla nostra associazione, convinti che certi eventi, da una parte, rappresentino una fonte di arricchimento e, dall’altra, testimonino che anche l’Italia possa essere di ispirazione per altri paesi, mettendo di lato ogni tipo di complesso esterofilo. Momenti di incontro e confronto come questi sono imprescindibili. Ci siamo riusciti.

 

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