Un libro troppo bello per essere vero

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Ma dai, non ci credo, hai davvero scritto un libro così bello, divertente, necessario, leggero e fondamentale? Non si fanno queste cose, non si scrivono più storie così che poi uno ci rimane male. Già, un po’ ti odio perché sono arrivato all’ultima pagina e sapevo già che avrei sofferto, è durato tutto troppo poco e non so quando potrò rinnovare il piacere di un incontro così… coinvolgente. Ecco la parola giusta è coinvolgente perché in fondo si vive anche per leggere storie così, in una calda domenica di fine luglio. Caro Fabio Stassi, mica ti conoscevo prima di incontrare la copertina de La lettrice scomparsa (Sellerio).  Poi ti inizio a leggere e mi accorgo che Vince Corso, il biblioterapeuta sfigato protagonista del romanzo, in fondo  siamo noi, quelli che leggono libri, che li raccontano agli altri  e che cercano in quelle parole lette significati che nemmeno chi li ha scritti si è mai sognato di immaginare. Poi è vero, c’è la storia del romanzo e di questo non dirò nulla, ma soprattutto ci sono tutte le storie degli altri romanzi che sai raccontare come pochi altri sanno fare davvero. Ti prendi in giro da solo quando definisci Vince, insegnante precario per definizione, Consuelor della Rigenerazione Esistenziale così come c’è scritto nella targhetta nello studio in Via Merulana (il mio primo appartamento a Roma era proprio in quella strada, scelta in omaggio a Gadda e al suo pasticciaccio, ovviamente). Non è un mestiere, nemmeno un lavoro, ma un’idea disperata per cercare di fare soldi con l’unica cosa che conosce davvero, i libri.  Ad un certo punto scrivi che tutti gli scrittori sanno bene che per arrivare a farsi un’idea della verità devono attraversare un mare di bugie. E le bugie, soprattutto quelle che ti sbattono in faccia, in fondo sono il motore del dolore. E il dolore definisce più della gioia chi sei, il tuo stato d’animo, la tua vera natura. Ti copio che faccio prima: “questa cosa brutta che ogni tanto mi chiudeva la gola e che si chiama in tanti modi: infelicità, depressione, malinconia, solitudine”. Però a leggerti mi sono davvero divertito