Tutti i numeri dell’Italia che crea

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Quanto vale l’industria culturale e creativa in Italia? Quali settori coinvolge? Quanti posti di lavoro genera? A queste e molte altre domande risponde lo studio “Italia Creativa” condotto da Ernst&Young con il supporto delle 26 associazioni di categoria guidate dal Mibact e dalla Siae, giunto quest’anno alla sua seconda edizione e presentato ieri alla Triennale di Milano alla presenza del Ministro della cultura Dario Franceschini.

Qualche numero. Nel 2015, il comparto culturale e creativo che riunisce i 10 settori relativi ad architettura, arti performative, arti visive, audiovisivi, libri, musica, pubblicità, quotidiani e periodici, radio e videogiochi, ha registrato un valore economico complessivo di 47,9 miliardi di euro pari al 2,6% del Pil nazionale, con un incremento rispetto all’anno precedente sui ricavi del 2,4%: in cifre, un importo che si aggira oltre i 951 milioni di euro.
Di questo miliardo scarso, l’86% deriva da ricavi diretti (quelli cioè provenienti dalle attività della filiera vera e propria quali la concezione, la produzione e la distribuzione di opere e servizi culturali e creativi) mentre il rimanente è frutto di ricavi indiretti (ovvero quelli relativi ad attività collaterali o sussidiarie).

Sul piano occupazionale, in generale, l’industria culturale e creativa registra una crescita superiore rispetto alla variazione complessiva degli occupati in Italia, che nel 2015 ha segnato un +0,8%: infatti, con un incremento dell’1,4% rispetto al 2014 e con 1.028.000 posti di lavoro (di cui 880.000 sono gli occupati diretti che rappresentano quasi il 4% dell’intera forza lavoro del nostro Paese), il comparto si colloca sul gradino più basso del podio dopo il settore edile e quello della ristorazione e alberghiero, distaccandosi notevolmente da filiere quali le telecomunicazioni, l’energia, l’automotive e l’alimentare.

Nonostante però i risultai positivi ed incoraggianti, la ricerca di E&Y evidenzia anche che il valore economico odierno dell’intero settore è pari solo a due terzi del suo valore potenziale che si aggirerebbe intorno ai 72 miliardi di euro. Ancora lontano dagli 84 miliardi che valeva l’industria culturale e creativa francese nel 2014.

Per colmare questa differenza, dovrebbe ovviamente riuscire a sfruttare le opportunità di crescita e contrastare al tempo stesso le minacce come la pirateria e il value gap, cioè il divario tra quanto viene generato dai contenuti creativi sul web e quanto viene restituito a chi quei contenuti li ha creati. Nel 2015 questo divario sul valore ha pesato per circa 8,3 miliardi di euro, un mancato ricavo pari al 17,3% del valore economico del settore. A beneficiarne sono stati i così detti intermediari tecnici: i motori di ricerca, gli aggregatori, non ultimi i social network che hanno sfruttato i contenuti “liberi e gratuiti” prodotti dalla rete raccogliendo ricavi pubblicitari.