Ogni strada racconta una storia. Anche la più brutta

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Capita all’autore ad un certo punto del viaggio di incontrare Jim Ballard: “Dove altro andare? Il passato è una palude biologica, il futuro un deserto sabbioso e il presente un box di cemento”.  Adoro creare itinerari, in nome di una mappa potrei andare ovunque, unire i puntini e immaginare le distanze è il modo di trasformare tutto quello che mi succede in scoperta. Non amo la destinazione, sono un animale da circuito, non mi segno gli indirizzi e per questo non mi perdo mai. Ogni volta, di una città cerco il mio personale tour e lo faccio, rigorosamente a piedi. Per questo ho divorato (e consiglio) London Orbital (Il Saggiatore), il viaggio di Jain Sincler lungo la la M25, la circonvallazione a dieci corsie che si estende per duecento chilometri intorno alla città, un laccio emostatico che la soffoca, uno squarcio dove Londra finisce e inizia una terra desolata. Accompagnato da un pittore, un regista, un fotografo e uno scrittore, Sinclair si muove lungo la strada e lo fa rigorosamente a piedi, attraverso periferie e campagne, aberrazioni e assurdità. Eppure in quell’andare l’autore trova il ritmo delle storie da raccontare, le fonti letterarie a cui ispirarsi, i volti che lo accompagneranno. Perché il viaggio, quando è un punto di partenza e un punto di arrivo è sempre la metafore dell’esistenza. Il viaggio è poesia anche quando ti muovi a piedi nel fango più nascosto e maleodorante di Londra.