Stephen Hawking
che passava a tutti il compito in classe

Stephen Hawking 2

È meglio scrivere il giorno dopo di Stephen Hawking . Molto meglio. Malgrado la malattia terribile che si sa è come un esilio. Malgrado fosse il compagno di classe più bravo e più intelligente di tutti. Malgrado quella voce metallica con il pc a fargli da corde vocali e quella giacca a fare da dress code alla carrozzina. Malgrado tutto Stephen avevi una simpatia contagiosa, riuscivi a spiegare con parole semplici persino la Teoria del Tutto e di sicuro eri uno di quelli che passava il compito in classe di matematica. A ventuno anni la sla (scritta tutta minuscola, mi raccomando) ha deciso la qualità della tua vita (pessima) ma non il tuo destino (sublime).

Sapeva fare le domande e aspettare le risposte. Ad esempio si chiedeva il perché dell’esistenza dell’universo. Era la sua ossessione. Lo faceva perché la risposta a quella domanda era la Risposta, la Rivoluzione: “Decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora conosceremmo la mente di Dio”. Era rock il professor Hawking: “Poiché ogni giorno può essere l’ultimo, voglio sfruttarne ogni minuto”. E si prendeva in giro con grazia: “Lo svantaggio della mia celebrità è che non posso andare da nessuna parte senza essere riconosciuto”. Colpa della carrozzina, ovviamente. Inevitabilmente era fatalista: “Se gli alieni un giorno venissero a farci visita, penso che il risultato sarebbe simile a quello che è successo quando Cristoforo Colombo è sbarcato in America, un risultato non molto positivo per gli indiani”.

Che l’Universo sia pieno delle risposte che hai sempre cercato. Te lo deve-