“Senza perdere di vista il mondo”
ecco il primo noir di Roberto Alinghieri

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Di Roberto Alinghieri conosco la passione per il teatro, le parole dette e cadenzate su un palcoscenico e quelle scritte dentro un libro. Ricordo le collaborazioni con Luca Ronconi, Roman Polanski, Mariangela Melato e Gabriele Lavia e la voglia di impegnarsi a fondo e generosamente per la vita culturale della sua città, La Spezia, che un po’ è anche la mia. Ci siamo conosciuti tanti anni fa (troppi) per rendere omaggio alla memoria di Gino Patroni, un umorista innovativo nel linguaggio, un intellettuale militante per passione, un sopravvissuto all’orrore nazista per destino, una voce di cui oggi si sente forte la mancanza e che andrebbe recuperata.

Ogni tanto, sempre troppo poco, sempre troppo raramente e spesso troppo “per caso”, con Roberto ci incontriamo. E subito partono idee, incroci, suggerimenti e promesse di non perdersi di vista. Promesse che prima o poi verranno mantenute.

Negli ultimi giorni ho passato alcune ore in compagnia del suo ultimo libro. Un noir, “Senza perdere di vista il mondo”, la prima inchiesta del Commissario Cassano (sperando non sia l’ultima), pubblicato da Edizioni Cinque Terre, una piccola, curiosa e autorevole casa editrice che denuncia, partendo proprio dal suo nome, una appartenenza territoriale, geografica e paesaggistica che si può definire solo attraverso la bellezza. In questo caso della scrittura. Sì, perché la cosa che mi ha stupito di più del romanzo di Alinghieri è la sua struttura, la corsa delle frasi, le parole precise, essenziali, poche, a tratti sospese. Si legge senza rileggere. Di più, consiglio, si dovrebbe leggere a voce alta. Come a teatro.

Lorenzo Cassano non dà niente per scontato, ama la sua donna riamato da una passione senza confini, “un equilibrio cercato per anni con pazienza e un po’ di disperazione”. Per convivere con la necessità di mettere ordine sul comodino della sua vita da commissario (un omicidio è pur sempre disordine in cerca di ordine), rifiuta i luoghi comuni, sa che la verità è sempre e solo un’ipotesi, rifiuta i compromessi, le scorciatoie. “Non c’è tensione!” urla al fido Ribolli quando non c’è uno straccio di indizio e bisogna solo lavorare, lavorare e lavorare. E poi il commissario Cassano corre. Perché è correndo che mette in fila pensieri e storie. I pensieri e le storie ti invadono. Si può correre per liberarsene o correre per imprigionarsi e buttare le chiave. Nel primo caso si corre verso casa, nel secondo si scappa.

Buona lettura.