Quando il silenzio è #Otium

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Come raccontare l’idea di un luogo storico in abbandono, in cui affondano radici di comuni memorie, passando attraverso momenti di riflessione, ascolto e studio interiore? Hanno risposto all’appello poeti, scrittori e artisti provenienti da esperienze e contesti molto diversi tra loro (arti visive, fotografia, grafica…), accomunati dalla stessa voglia di descrivere un paesaggio condiviso. Lo racconta a MEMO la curatrice del progetto Francesca Giovanelli.

 

Al  CAMeC, Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, si è appena concluso #OTIVM – Forte di Montalbano.
Il luogo da cui tutto era partito in forma embrionale ha ospitato l’ultima tappa di un percorso che ha ruotato per più di un anno intorno a una forte militare abbandonato, chiudendo il cerchio.
#OTIVM, ideato da Roberto Vendasi e Francesco Tassara e da me curato collaborando nelle varie fasi che hanno portato alla sua realizzazione concreta, è nato dalla loro personale attenzione verso il territorio spezzino, in cui vivono e operano da sempre, e si è materializzato in una sfida rivolta a quanti sanno ancora nutrirsi d’arte, proprio come loro.
L’idea ha preso forma in maniera quasi casuale, riflettendo sul desiderio, espresso da più persone appartenenti ad ambiti artistici e culturali diversi, di visitare un luogo abbandonato ritratto in una foto condivisa da Roberto su un social network.
Ne è seguita l’elaborazione del progetto, avente come finalità iniziale la pubblicazione di una rivista cartacea che racchiudesse le diverse esperienze vissute da più persone in uno stesso momento nel medesimo luogo.
Il progetto è stato proposto ai commensali della “Cena dei Creativi”, un foodraising, organizzato da Yab-Young Artist Bay all’interno degli spazi del CAMeC della Spezia, ottenendo il maggior numeri dei voti e, conseguentemente, la possibilità di essere finanziato.
Ma in cosa consiste questo progetto?
Composto da un hashtag e una parola latina, posti l’uno accanto all’altro in un dialogo solo in apparenza improbabile, #Otium dichiara l’adesione ad un contesto social (dal quale, sappiamo, non può più prescindere chi voglia vivere nella realtà attuale) e al tempo stesso instaura un legame con il passato, in cui affondare le proprie radici, per ritrovare un’identità e un senso di appartenenza attraverso la memoria di chi ci ha preceduto.
Questo lo sa bene chi ha a che fare quotidianamente con l’arte, propria o altrui, in costante equilibrio tra un tempo presente, che corre freneticamente a ritmi disumanizzanti, e una dimensione senza tempo, in cui rifugiarsi per ritrovare se stessi e poter dare un senso a tutto il resto.
Di questo ci parla già Seneca nella sua epoca, ponendosi il problema di un hic et nunc da collocare in un tempo e in uno spazio concreti.
Qui ogni occupazione, affare, attività, preoccupazione e fastidio (negotium) cede il passo ad un sano riposo (otium), che non è inoperosità ma momento di ascolto, riflessione, studio, nella calma e nel silenzio di un luogo appartato.
Questa breve tregua dagli affanni del mondo ha preso corpo in una soleggiata domenica mattina di primavera nello spazio del Forte collinare di Montalbano, dismesso e abbandonato dopo il secondo conflitto mondiale e in attesa, da tempo, di una sua rinascita.
Si tratta di un edificio ampio, articolato, un tempo di rilevante importanza strategica e parte integrante di un complesso sistema militare pianificato a protezione e difesa della città della Spezia e del suo Arsenale Militare Marittimo.
All’appello di Roberto e Francesco ha risposto una schiera di poeti, scrittori e artisti provenienti da esperienze e contesti eterogenei (arti visive, fotografia, grafica), accomunati però dalla stessa voglia di sperimentare in modo individuale uno stesso contesto insieme ad altri, interagendo con le strutture che per anni hanno ospitato centinaia di uomini armati e che ora si ergono stoicamente in mezzo a una fitta vegetazione e provando in prima persona quanto la pratica senechiana sia ancora un valore necessario per le nostre esistenze.
Il Forte ha fornito ispirazione per gli scatti fotografici di Marco Aliotta, Hans Burger, Silvia Musso, Andrea Piotto, Roberto Vendasi e Francesco Tassara, ha dato voce alla poesia di Simona Albano e al racconto di Diego Savani, ha preso forma nelle opere di Cosimo Cimino, Alessio Guano, Giuseppe Gusinu, Alessio Manfredi, Nicola Perucca, Alfonso e Donato Pierro, Danilo Sergiampietri.
Le diverse esperienze, al tempo stesso personali e collettive, sono state successivamente rielaborate negli spazi privati del proprio luogo di studio o di lavoro e poi condivise in un interessante incontro serale ricco di contenuti.
Questo ha gettato le basi per la progettazione della fanzine in cui poter racchiudere concretamente tutti i contributi individuali, condensando la propria esperienza personale nello spazio di una sola pagina.
Si tratta di un caleidoscopio cartaceo, generato da una moltitudine di linguaggi affidati ad immagini, qualche parola-chiave, tanti pensieri dichiarati o anche soltanto evocati.
Tutti hanno vissuto e rivissuto il luogo al di là del tempo e dello spazio in multiformi percorsi, lineari o labirintici, inconsci o razionali, visivi o surreali. C’è chi ha tratto ispirazione contemplando i silenzi o le irruzioni sonore, chi si è lasciato guidare da flussi onirici o concettuali, lirici o narrativi, viscerali o ermetici, capaci di prendere corpo nella materia o di farsi evanescenti.
Qualcuno ha recuperato tracce di pensieri sul posto per poi rielaborale in altra sede, altri hanno seguito un flusso di pensieri generati dall’impulsività del momenti, altri ancora si sono fatti prendere per mano da  di visioni e apparizioni.
I risultati sono stati astratti o figurativi, in bianco e nero o a colori, a tinte delicate o forti.
Prima di fare tappa al CAMeC la rivista è stata distribuita in occasione di due eventi estivi organizzati nella provincia spezzina.
Si è trattato di una mostra allestita presso il vecchio Lavatoio di Sarzana, in cui sono state esposte tutte le opere prodotte per la pubblicazione e un incontro pubblico ai piedi della Torre dei Vescovi a Castelnuovo Magra: due luoghi fortemente suggestivi e carichi di memoria storica.
Ma il viaggio non è finito.
#Otium è pronto per intraprendere un altro percorso, raggiungere una nuova meta e raccontare altre storie nell’infinità di linguaggi in cui sa esprimersi la sensibilità umana.