QUANDO AL MUSEO È “VIETATO NON TOCCARE”

Accademia del Bambino - Fondazione Prada
Accademia del Bambino - Fondazione Prada

Around Family è la prima guida italiana dedicata a genitori e bambini che vogliono viaggiare, divertirsi e imparare facendolo insieme in luoghi dove immaginare è obbligatorio e l’unico divieto è quello di annoiarsi. Su www.aroundfamily.it scoprirete agriturismi, hotel, ristoranti, musei, parchi, dove i bambini sono benvenuti. Con questo pezzo dedicato ai musei “hands on” di Giovanni Franchini inizia la collaborazione di Around Family con MEMO. Perché la cultura è anche, e soprattutto, una cosa a portata di bambino. Buon viaggio

di Giovanni Franchini, Team leader di Around Family

“Avete mai provato ad osservare un bambino mentre gioca? Egli è concentrato sul suo lavoro con assoluta serietà”. (Bruno Munari)

Come può costatare chiunque entri in un museo, la generalità del pubblico è composta esclusivamente da adulti. I bambini al museo – a meno che non si tratti di gita scolastica – sono perlopiù ancora considerati un corpo estraneo all’istituzione museo o spazio culturale.
Spesso tollerati come un’eccezione, i bambini sono visti come un pubblico imbarazzante, tendenzialmente rumoroso e invadente, portato a disturbare la riflessione e la contemplazione degli altri visitatori e per questo il loro ingresso nel luogo-museo è sempre stato assolutamente da scoraggiare.
Questa ipostazione, nata con la nascita degli stessi musei, deriva dall’esperienza comune di chi, nato nel Novecento, pensava al museo come un luogo del tutto estraneo ai bambini i quali notoriamente amano giocare e dunque cosa vuoi che gli importi di un museo.
Nonostante questa concezione abbia cominciato a cambiare già negli anni Sessanta, è soltanto in questo ultimo decennio che i luoghi culturali hanno cominciato a occuparsi della necessità di una loro fruizione anche da parte dei bambini, specie grazie all’evoluzione dei metodi educativi che hanno visto una generale apertura dell’insegnamento alla vita sociale e culturale della comunità e delle attività culturali e della conseguente necessità di vedere riconoscuta ai bambini la stessa considerazione degli adulti da parte delle istituzioni culturali.

È in questo ultimo decennio del resto che il contatto con la realtà da parte dei bambini si è andato via via perdendo, da un lato per la mancata possibilità di giocare per strada e nei parchi ed esplorare l’ambiente – oggi considerato impensabile per la pericolosità insita in tali attività – e dall’altro per le tecnologie digitali degli anni Duemila per cui ai bambini viene consegnato un ambiente virtuale in cui crescere, senza alcun contatto tangibile con la realtà, spesso alienandoli e allontanandoli ulteriormente dal concreto mondo in cui vivono.
Parlavamo degli anni Sessanta non a caso: è infatti nel 1962 che negli Stati Uniti nasce la prima associazione che riunisce i Children Museums (ACM). L’obiettivo alla nascita è quello di riunire i direttori dei Children’s Museum degli Stati Uniti e discutere degli obiettivi di tali istituzioni, fornire assistenza nell’organizzazione delle offerte, favorire scambi reciproci come, ad esempio, “affittare” le esposizioni e trasferirle da un museo all’altro.
L’ACM conta attualmente 300 membri negli Stati Uniti (il 44% di questi hanno aperto nel corso degli anni ’90) che, nel loro insieme, sono visitati da circa 30 milioni di persone all’anno.
Che cos’è un Children Museum? Le maggiori ricerche psico-pedagogiche, confermate dall’esperienza comune, affermano che il gioco, oltre ad essere ambito di sviluppo della creatività, attiva il processo di apprendimento, e coinvolge la sfera intellettuale, motoria, emotiva e sociale.
Tramite l’attività ludica, il bambino fa esperienza delle cose che lo circondano, le introietta e le rielabora. Non a caso si usa l’espressione “mettersi in gioco” per indicare una partecipazione attiva, in prima persona, creativa e costruttiva dell’esperienza vissuta, in cui, come disse la prima pedagogista scolastica italiana, Maria Montessori, il fare e l’azione rappresentano la manifestazione esterna del pensiero.
Ed è proprio per servire questo scopo che nascono, alla fine del ‘900 i primi musei per i bambini (da differenziarsi rispetto ai musei dei bambini, che sono istituti con opere realizzate da bambini per i bambini e che costuiscono una categoria a parte).
I Children’s Museum vengono chiamati anche hands-on museums, ovvero musei da prendere in mano, poiché permettono al bambino di scoprire e relazionarsi con le cose, seguendo le teorie del filosofo e fondatore dell’epistemologia genetica Jean Piaget “sull’importanza dell’azione diretta su un oggetto per acquisirne la conoscenza”.
In una frase, la filosofia del museo “hands on” è: “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”.
I musei hands on fortunatamente iniziano a fare capolino, seppure ancora troppo timidamente, in Italia. Li possiamo catalogare sia come musei interamente realizzati in base a questa filosofia, sia come museo tradizionale ma con percorsi, sezioni, e attività collaterali, impostate in questo senso. Around Family – la prima guida online per il tempo libero culturale ed educativo delle famiglie con bambini – li sta censendo uno per uno, dedicando loro una scheda con tutte i percorsi e le attività realizzate in base al principio “Vietato non toccare”.
Grazie all’interesse mostrato da Memo – Grandi Magazzini Culturali, ne potremo parlare anche da queste pagine, in cui faremo un viaggio tra i musei hands-on italiani, a cominciare dal Museo della Scienza di Milano, felicemente dedicato a Leonardo Da Vinci, forse il primo e più grande fautore italiano del “fare” subito dopo “l’immaginare”.