CHE MONDO SAREBBE SENZA GEOGRAFIA?

Geografia

Ospitiamo su Memo un importante intervento del Prof. Riccardo Canesi – geografo e membro del Coordinamento nazionale dell’associazione “SOS Geografia” – sulla condizione della geografia nelle scuole e sui risvolti sociali che questa mancanza può causare. Un tempo materia centrale per comprendere ed orientarsi nel mondo, e oggi pressoché eliminata dai programmi scolastici, il progetto “SOS Geografia” si pone l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni, e in particolare i giovani, sulla necessità della geografia nel mondo contemporaneo. Saper leggere una mappa, riconoscere la posizione di una città, di una nazione o di un fiume non sono meri esercizi di memoria, ma strumenti indispensabili per orientarsi nello spazio, restituendo la concretezza del rapporto tra uomo e natura che un mondo sempre più digitale tende a sfumare.

Per questo seguiremo da vicino e con grande attenzione alcuni appuntamenti del 2018 dedicati alla Geografia: sia il concorso rivolto agli studenti delle scuole primarie e secondarie (sviluppato in tre appuntamenti, il 27 gennaio e il 17 e 24 marzo) sia la seconda edizione del “Festival delle Geografie”, organizzato da Officine del Levante, che si terrà dl 7 al 9 aprile tra Levanto, Bonassola, e Framura. Che il 2018 sia anche l’anno della geografia…

 

LA GEOGRAFIA OGGI

di Riccardo Canesi

In Italia si sta compiendo da anni, e in forma sempre più crescente, un grave misfatto culturale, con la sostanziale indifferenza, per non dire complicità, del Parlamento, e soprattutto con l’ostinazione del suo principale artefice, cioè il Ministero dell’Istruzione.

Si sta parlando dell’insegnamento della Geografia che, in ogni ordine e grado di scuola, è stato sempre più svilito, ridotto, se non del tutto eliminato.

Spieghiamoci meglio: il nostro Paese, che rientra tra i dieci più industrializzati del mondo, che è la seconda potenza manifatturiera d’Europa, che è la quinta potenza turistica mondiale, che è al centro di fenomeni migratori sempre più intensi e drammatici, che ha un’economia e una società sempre più globalizzate, che ha una popolazione con pesanti deficit culturali che talvolta sfociano nell’intolleranza razziale, ha bisogno o no dell’insegnamento della Geografia, nelle sue varie articolazioni (economica, politica, turistica)?

A giudicare dall’operato del Ministero dell’Istruzione, si direbbe di no.

Nelle elementari e nelle secondarie di primo grado ormai si svolge una sola ora alla settimana, e i risultati (penosi) si vedono quando i ragazzi arrivano alle superiori.

Nella secondaria di primo grado la disciplina è abbinata alla Storia (3 ore in totale), e la stragrande maggioranza dei docenti, anche a causa di una preparazione limitata, propende per la seconda.

Se consideriamo, poi, la scuola secondaria di secondo grado, nonostante la significativa e strategica valenza culturale dei contenuti geografici, la Geografia non viene insegnata nella maggioranza degli indirizzi:

  • Nell’unico indirizzo (tecnico commerciale) in cui si insegnava seriamente, con il riordino “Gelmini” la materia è stata spostata dal triennio al biennio (con grave detrimento per la didattica, considerata l’utenza ancora impreparata a certe tematiche), ed è stata per di più derubricata da “Geografia economica” a “Geografia generale”).
  • È stata eliminata negli istituti nautici (!?!), nei professionali per il turismo e alberghieri.
  • Nei licei l’insegnamento non esiste in forma autonoma, ma è accorpato nel biennio con “Storia” (3 ore settimanali), ed è affidato a non specialisti che comunque prediligono la Storia.
  • Negli altri istituti abbiamo una sola ora in cinque anni grazie alla benevolenza della ex Ministra Carrozza che, purtroppo, non ha avuto il tempo di potenziarla ulteriormente.

A ciò si aggiunga l’arbitrario e anticostituzionale affidamento della materia in molte scuole a docenti non aventi titolo con il perverso e anticostituzionale meccanismo delle classe atipiche, cioè a docenti non titolati a insegnarla (per cui recentemente il Tar del Lazio si è espresso dando ragione ai geografi), il tutto a danno degli studenti, oltre che degli insegnanti abilitati.

Come potranno i nostri giovani – e futuri cittadini – esercitare un ruolo attivo e consapevole di cittadinanza, senza comprendere le dinamiche demografiche nel mondo, le sempre più urgenti problematiche ambientali, locali e globali, senza conoscere la presenza di risorse nei diversi Paesi, la loro specializzazione produttiva, le differenti culture e religioni, le migrazioni, il grado di apertura delle economie e i rapporti che queste intrattengono con altre economie?

Del resto, con stupore e sconforto, si rileva l’assenza di qualunque riferimento ai saperi geografici all’interno della tanto sbandierata legge sulla cosiddetta “Buona Scuola” (107/15).

Da circa cinque anni si è quindi attivato un Coordinamento Nazionale SOS Geografia, composto da oltre un centinaio di docenti specialisti, finalizzato a difendere gli interessi degli abilitati e a valorizzare l’insegnamento della disciplina.

Le suddette problematiche sono state sollevate attraverso articoli, petizioni, interrogazioni parlamentari, conferenze e incontri con parlamentari e sottosegretari.

Addirittura SOS Geografia si è inventato i Campionati Nazionali della Geografia, che hanno riscosso grande entusiasmo e simpatia tra le centinaia di ragazzi partecipanti, per attirare l’attenzione della stampa, e soprattutto della politica, sulle forti penalizzazioni che la Geografia ha subito.

Nel 2018 saremo alla quarta edizione, e vi sarà la novità della sessione dedicata all’istruzione superiore (il 24 marzo).

Nonostante questo forte e gravoso impegno, e anche i cordiali auguri della Ministra Fedeli alle suddette iniziative, da un punto di vista politico non è successo nulla.

Ad esempio, come se non bastasse, nella legge recentemente approvata dal Parlamento sul riordino degli istituti professionali, la disciplina non compare neppure negli indirizzi in cui il suo insegnamento era presente prima della famigerata “riforma Gelmini” come l’indirizzo “Servizi commerciali” e l’indirizzo “Enogastronomia e ospitalità alberghiera” – “Accoglienza turistica”.

Premesso che il Governo ritenga fondamentale che i giovani italiani conoscano la situazione geopolitica ed economica mondiale, non sarebbe quindi il caso di ripristinare quanto meno la situazione precedente al “riordino Gelmini”, reinserendo la Geografia nei trienni dei Commerciali, nei Nautici, negli Alberghieri e magari anche nei Licei, con docenti specialisti?

Dovrebbe essere il minimo in un Paese democratico, civile e moderno quale ci illudiamo sia l’Italia.

 

Prof. Riccardo Canesi  (Coordinamento Nazionale SOS Geografia)

 

www.sosgeografia.it

 

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