Miller ci racconta Miller

Franc Miller a Lucca Comics & Games
Franc Miller a Lucca Comics & Games

Fumettista, autore, “innovatore Oscuro” del Comics Americano, raccontato da chi non potrebbe far meglio: Se stesso.
A trent’anni dalla sua prima pubblicazione, torna in Italia “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro”, il volume che ha rivoluzionato il mondo dei supereroi, edito da DC Comics nella linea Lion. Lavoro di un autore che sembra egli stesso fuoriuscito dalle buie strade di Gotham, e che come nessun altro si rispecchia nelle proprie opere. Frank Miller, forse il più innovativo e ammirato fumettista del panorama mondiale. L’inseparabile cappello nero, il sorriso solamente accennato, lo sguardo indagatore, sono solo alcuni dei tratti distintivi dell’autore del Vermont, che sembra incarnare anche nell’aspetto lo spirito delle sue tavole. MEMO ha deciso di raccontarlo attraverso le sue parole andando a spulciare anni di interviste e dichiarazioni che ci spiegano la sua visione del mondo attraverso i suoi personaggi, e soprattutto i suoi paesaggi di senso, dal Giappone feudale di Ronin, alle pericolose strade di Sin City.

Coerenza e Rivoluzione: “Le mie storie sono le mie storie”
“Scelgo le storie che ho in testa, non mi interessano le benedizioni altrui. Se pensassi al pubblico, impazzirei. Le mie storie sono le mie storie. E ho ancora migliaia di idee.”
Secco, diretto e quasi sprezzante. Esordisce così Frank Miller nell’intervista rilasciata a Wired, quando gli chiedono come si sia evoluto negli anni il suo personale rapporto tra opere, temi e impatto sui lettori. Un processo che parte da lontano, dal 1983, anno di pubblicazione di Ronin, con un’idea di fondo rivoluzionaria per l’epoca: “Si stava cercando in quegli anni di rimuovere quell’idea e opinione popolare che voleva il fumetto come qualcosa di strettamente legato alla fanciullezza”. L’eroe non ha più solo una connotazione positiva, o quantomeno non è più così chiara, trasparente e definita la sua figura: se sei un supereroe hai anche una personalità complessa, spesso nera, ancora più spesso controversa.
Nel suo periodo alla Marvel, Miller si guardava attorno, leggendo e studiando il fumetto giapponese, soprattutto Goseki Kojima, e quello europeo: “E’ cosi che è nato Ronin, che per il mercato americano fu una vera a propria novità. Difficile dire quali autori più mi abbiano influenzato, ma è certo che tutto è cominciato con la scoperta di Moebius. Poi Hergé, ma anche Milo Manara, Enki Bilal, e tra gli italiani Sergio Troppi e naturalmente Hugo Pratt!”: racconta a Pallavicini per Fumettologica nel 2014.
Miller con Ronin si trasforma in un “fondatore” e in un modello da imitare.

Affermazione e Consacrazione: Il ritorno del Cavaliere Oscuro, rinascita di un eroe.

E così arriviamo a Batman, al suo personaggio, a come Miller lo ha saputo leggere e interpretare.
L’evoluzione della figura, e nel complesso di tutte le vicende e cicli riguardanti il Cavaliere di Gotham, non è facilmente definibile se non affidandoci direttamente agli autori che di volta in volta sono intervenuti nella sua storia. Tra i tanti sicuramente Frank Miller ha avuto un ruolo di grande rilievo creando uno spartiacque, sia a livello narrativo sia figurativo, di un eroe da lui stesso sempre amato.
“Chi è per lei Batman?” Gli chiede Grossi per Movieplayer.it. E la risposta ci apre un mondo: “Per me esistono tre Batman. Il primo è un bambino di cinque anni che assiste all’omicidio dei suoi genitori. Il secondo è un uomo pieno di soldi che crea un’altra identità, fonda il suo stesso mito […]. Il terzo è un essere spaventoso, a metà strada tra Zorro e Dracula, che si nutre della paura altrui e terrorizza i criminali. Un geniale fanatico della giustizia, un terrorista dalla nostra parte”.
Ed è quest’ultima parte ad interessare maggiormente Miller, la base narrativa che lo porterà a ripensare il suo personalissimo Batman, in un momento il cui la DC Comics, subiva la scarsa fortuna editoriale del personaggio: “L’idea vincente è stata quella di sfruttare il fatto che il pubblico fosse cresciuto (ed anche io stesso) con Batman; era cresciuta l’età dei lettori e bisognava far crescere anche Batman. Così Bruce Wayne ha smesso di essere un eterno 29enne e ha iniziato ad avere 50 anni. Finalmente anche Batman soffriva di artrosi”.
Nasce su questa idea un Batman totalmente diverso da quello al quale i lettori erano abituati, un Batman creatura della giustizia, militante e testardo, invecchiato ma non caduto, che affronta a modo suo un mondo in piena guerra fredda. Lavoro seminale, complesso ed articolato che oggi, a 30 anni dalla sua prima uscita, rimane una delle pietre miliari della storia del fumetto supereroistico e non.
“Sono sempre stato particolarmente legato a Batman, certo Superman può volare, ma Batman può farti essere allo stesso tempo impaurito e grato perché ti può salvare. E’ un mito perfetto.”
“Che cosa lo rende così mitico?” chiede The Hollywood Reporter (Marzo 2016) in un excursus attraverso il rapporto tra autore e personaggio, in vista dell’allora uscita del film “Batman Vs Superman”.“Batman non è interessante perché guida una bella macchina, ma perché cerca di raddrizzare il mondo. Un mondo molto caotico per giunta. Soprattutto quando sei bambino, hai bisogno di qualcuno, anche se un personaggio immaginario, che ti dica che il mondo ha un senso e che i buoni possono vincere. È questo che per me sono gli eroi”.

Rinascita e Futuro: Devil ed Elektra, l’amore per il crime.
Ma non fu solo Batman a ricevere le cure di Frank Miller.A casa Marvel l’autore intraprende una rivisitazione profonda del personaggio di Devil, imprimendo anche questa volta la sua personale firma e andando oltre i dettami classici che avevano caratterizzato fino ad all’ora il “Diavolo di Hell’s Kitchen”.
“Il lavoro su Devil fu diverso”. Racconta a Fumettologica.it (27 Gennaio 2015 ad Andrea Fiamma). “Ho dovuto prima di tutto togliere un pregiudizio: Diciamolo, prima di allora era sempre stato considerato la brutta copia di Spider-Man. E proprio mentre scrivevo una storia su Spider-Man vidi Devil e d’un tratto mi accorsi che avrei potuto fare tutte le mie storie poliziesche attraverso questo tizio”.
Nelle sue mani, Devil passò dall’essere un personaggio ben poco considerato nel panorama Marvel a testata di spicco, e le storie diventarono gialli d’atmosfera. “Ecco, Daredevil è stato il primo passo verso il mio amore per l’hard boiled americano, un giallo senza supereroi. C’era solo un uomo in calzamaglia.”
Tra i personaggi di questo ciclo Noir, spicca Elektra, l’atletica e sensuale assassina-ninja, nella quale Miller mischia Sand Saref, la femme fatale dello Spirit di Will Eisner, la modella Lisa Lyon e Katherine Hepburne, creando un mix “di atletismo e sesso, al quale i ragazzi non sapevano resistere”.
Noir e graphic novel si fondono nelle opere di questo ciclo, Devil: Amore e Guerra e Elektra: Assassin, segnano profondamente il tratto narrativo di Miller:“Un mix tra Ciber-Punk e Miami Vice, realizzato con i colori di un tramonto chimico o di una caramella avvelenata”.
Ma è la passione profonda per l’Hard-Boiled che lo porterà sulla strada della sua opera forse più personale e discussa, su strade cattive e criminali, pesanti di pioggia, colore e sangue, le strade di Sin City. 

Libertà e narcisismo: Sin City, il bianco, il nero e il sangue.
Né Marvel né DC pubblicarono la sua opera più primordiale, libera e narcisista. Fu invece alla Dark House che Miller si rivolse per l’edizione dell’antologia di storie noir di Sin City: “Sarei stato disposto a dividere le perdite con loro se il fumetto si fosse rivelato un fiasco. Gli dissi (rivolto all’editore della Dark House, Mike Richardson): “Senti, l’ho creato solo per me, è il fumetto che avrei sempre voluto fare”. Non mi importava se piaceva agli altri o no, e invece ebbe un successo che superò le mie aspettative”.
Per Frank Miller le storie che accadono nella buia città sono un nuovo inizio, un foglio bianco sul quale egli è libero di far scorrere un nero pesante che crea figure di prostitute, poliziotti corrotti e peccati; una pioggia fitta che contorna i tetti di una città lasciata a se stessa, in balia del degrado e della criminalità di cui la sua popolazione è emblema. Ma anche un tono di rosso vivo, acceso, sanguigno appunto, colore della violenza che si riversa nei vicoli e nelle pagine dell’opera intera.
Influenzato da opere del filone della detective story, cinema Western (uno su tutti il suo preferito Mezzogiorno di Fuoco) e fortemente ispirato da sue opere giovanili, Miller si auto-impone dei dettami che diventeranno chiari sin dalle prime pagine: “Solo storie Noir, solo uomini cattivi che picchiano uomini più cattivi. Donzelle indifese e prostitute […] Sin City è un luogo in cui le mie storie criminali succedono, non è un personaggio singolo” (a Fumettologica 2014 di R. Pallavicini).
Un’opera a metà tra il fumetto americano e il Manga giapponese, particolare per temi e stile di disegno. Sin City segna probabilmente l’autore più di altre sue creazioni anche se è apprezzando interamente la sua produzione che si rivelano le sue vere propensioni di artista e le sue idee, anche strettamente personali e passionali), di autore sempre al limite se non volutamente sopra le righe.
E per lasciare che Miller concluda questa virtuale intervista parlandoci di Miller: “Sono un disegnatore di fumetti. Quindi penso tra me e me, cosa mi piace disegnare? Mi piace disegnare storie scottanti, macchine veloci e fighi in impermeabile. Ecco, sono questi i fumetti che ho sempre voluto fare”.