MappiNa
Le città come non le avete mai viste

Mappina

Abbiamo chiesto a Ilaria Vitellio di raccontarci MappiNa, uno dei  più interessanti progetti di mappatura insolita delle città.

di Ilaria Vitellio*

“Che cosa faremmo se ci trovassimo smarriti nella boscaglia?”

Ora non possiamo più contare sulla direzione e la traccia offerte dal sentiero, e restiamo improvvisamente senza riferimento. Dobbiamo costruirci una nuova via che ci porti fuori dalla macchia.  Ora il bosco emerge per noi dall’opacità dello sfondo e diventa esso stesso la scena della nostra ricerca. Cercheremo di decifrare e di organizzare i “materiali” ch’esso ci offre (alberi, aperture, passaggi, allineamenti, pendenze, ecc.) come tracce e vincoli utili all’orientamento, alla costruzione di un percorso, al mantenimento di una direzione. Se avremo fortuna, infine, usciremo dal bosco. Così facendo avremo generato un sentiero, semplicemente percorrendolo per la prima volta. In questo caso è l’atto stesso dell’esplorare che costruisce il sentiero. E’ dunque l’azione di ricerca dell’esploratore che produce il sentiero.” (G.F. Lanzara, Capacità Negativa, 1993)

 

Napoli, primo semestre del 2013, la città – ancora impegnata a risolvere l’emergenza rifiuti – è continuamente minacciata da proiezioni all’esterno di immagini negative. I napoletani, poi, amano parlare della propria città e in quei mesi si polarizzano due posizioni: quella degli entusiasti incondizionati e quella dei pessimisti ad oltranza. La città più bella del mondo e quella della sporcizia, della violenza, dell’abusivismo e della camorra, animano un conflitto che si alimenta nelle dinamiche dei social network.

In questo strabismo polarizzante sembrano confermarsi le immagini stereotipate di Napoli come “paradiso abitato da diavoli” in cui la città è considerata “oggetto” di linguaggi. Linguaggi che in diversi modi (cartoline, libri, discorsi) parlano di lei, la rappresentano, la raffigurano, cumulando in immagini convenzionali e in forme sintetiche la molteplicità delle pratiche che la abitano.  Sappiamo però che le città, tutte le città, sono anche soggetto di linguaggi, in cui gli abitanti enunciano, producono racconti e immaginano. Ecco è qui che il progetto si colloca aprendo uno spazio in cui narrare insieme, coproducendo e restituendo senso all’esperienza urbana si reinterpretano continuamente i significati della città.

Mappina – Mappa Alternativa di Napoli, nasce così, in un momento in cui, come negli eventi catastrofici o come quando ci si perde in un bosco, tutto diventa possibile, esplorabile e immaginabile: il declino come l’ascesa, perdersi come trovarsi.  E si rivolge a linguaggi attraverso cui la città si esprime e che catalizzano la creatività dispersa attraverso immaginari sovversivi, distorcenti, eversivi e capovolgimenti silenziosi. Dunque non alla Napoli enunciata, ma quella che enuncia, che produce racconti e immagina. A quella Napoli che arpeggia tracciando geografie plurime e variabili. MappiNa è il progetto di una città che, agitando emozioni e desideri, nel “parlar d’altro da sé” parla di se stessa, costruendo così mappe galleggianti, letture aperte, plurime, variabili, immaginarie, a più voci. In tal senso la piattaforma cattura una immagine culturale della città legata alla cultura urbana che si esprime nella street art, nei giochi in strada, negli incontri inaspettati, nelle pratiche di uso degli spazi pubblici, negli arredi urbani autoprodotti per rendere comoda la città (Mappa dei Luoghi), nei suoni e nelle parole ascoltate per strada (Mappa dei Suoni), nei suoi spazi incerti e immobili abbandonati (Mappa degli Abbandoni) e nelle possibilità di riutilizzo anche temporaneo (Mappa delle Idee), nella varietà degli operatori che producono cultura e nella moltitudine di eventi che la diffondono (Mappa degli Attori ed Eventi).

Rispetto a queste mappe chiunque può georeferenziare foto, video, suoni e testi e contribuire ad una nuova narrazione collettiva della città e ad una sua colonna sonora urbana, sollecitando così i cittadini a diventare neogeografi e performer della città. Sollecita, infatti, la produzione di contenuti riguardanti l’esperienza visiva (Luoghi), uditiva (Suono),  la conoscenza (Abbandoni), l’immaginazione e la creatività (Idee), la capacità e la competenza (Attori), l’iniziativa (eventi) e punta non tanto sui dati informativi della posizione degli utenti, ma piuttosto sulla condivisione del proprio sguardo della città come contributo individuale a un progetto di costruzione collettiva di una mappa alternativa.

L’obiettivo è di restituire alla città la capacità di essere incessante fabbrica di immagini e immaginazione, polifonica matrice di mondi possibili componendo, attraverso l’esperienza quotidiana, una mappa collettiva che apra ad un diverso sguardo e sia una occasione dove sperimentare modi alternativi di trasformare la città.   Alle attività on line, infatti, il progetto affianca azioni off line: Open labs dove attivare azioni leggere e a bassa frequenza sugli spazi urbani. Laboratori di mappatura audiovisiva, con missioni e attraversamenti dello spazio, invitano i cittadini a esplorare territori, ma anche a ripensarli criticamente.

Da quella fine del 2013 in cui Mappina è nata, sono cambiate molte cose: non si chiama più Mappa Alternativa di Napoli ma delle Città, perchè si è diffusa oltre il territorio partenopeo, oltre quello nazionale. Oggi conta più di 850 mappers, oltre 2700 contenuti, ed è stata attiva in progetti europei (come SEiSMiC Societal Engagement in Science, Mutual learning in Cities con ANCI – Cittalia 2014-16 e URBACT_USEAct Urban Sustainable Environmental Actions URBACTII  Comune di Napoli 2014-15), nazionali (come le Accademy di Forum PA e workshop alla Biennale dello Spazio Pubblico)  e in diversi laboratori di mappatura volti alla narrazione del territorio da parte degli abitanti e alla costruzione e implementazione di politiche pubbliche (come il riuso degli spazi abbandonati e immobili inutilizzati a partire dalla georeferenziazione del patrimonio del comune di Napoli rilasciato in open data, la mappa dei Paesaggi in Calabria, quella del quartiere Monticelli ad Ascoli Piceno, quella per la riqualificazione degli accessi al mare a Napoli fino alla mappa l’implementazione delle politiche giovanili in area metropolitana di Bologna). Ha inoltre con il tempo realizzato mappe dedicate a singoli progetti, georeferenziando sul suo sito, iniziative culturali che prevedono lo svolgimento di eventi in diverse località sia all’interno della città (come Wine&Thecity 2014 e Assemblea RENA 2015 a Napoli) che sull’intero territorio nazionale (come La Notte del Lavoro Narrato 2015).

Ad Aprile 2015 è stata lanciata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma WhitYouWeDo di Telecom Italia (TIM) per un goal di 30.000, in novanta giorni ne ha raccolti 44.600. Questo ha permesso di ristrutturare completamente la piattaforma e di sviluppare App per Mobile. Oggi infatti Mappina e tutti i suoi diversi progetti sono accolti in una nuova piattaforma (cityopensource.com in fase di implementazione) che consentirà a chiunque di realizzare progetti di collaborative mapping, utilizzare (importare ed esportare) dataset esistenti, riutilizzare Open Data e generare digital commons utilizzando un’interfaccia semplice e dinamica.

Abbiamo provato a tracciare un sentiero, esplorando il bosco di immagini e immaginazione degli abitanti, rendendo possibile la loro emersione, la condivisione, la costruzione di conoscenza attraverso l’abilitazione delle diverse capacità digitali dentro   un racconto collettivo. Ora che il percorso è tracciato ci aspettano nuove avventure e nuove esplorazioni, buona Mappina a tutti!

 

*Ilaria Vitellio.Urban Planner and civic hackers, con specializzazione, masters e PhD in urban planning. Si occupa da molti anni di governo del territorio con attenzione ai processi multiattoriali di rigenerazione urbana con approcci legati al cultural plannig, community mapping, community planning 2.0, neogeography and open data. Lectur per molti anni in diverse università italiane e consulente di amministrazioni pubbliche, oggi è CEO di Mappina – Alternative Map of the City e di CityOpenSource – Collaborative Mapping Platform.