LUCCA COMICS & GAMES, LA GIORNATA (FATICOSA) DI UN NERD A PASSEGGIO FRA FUMETTI, SERIE TV E COSPLAYER

Lucca Comics & Games

Lucca Comics & Games, per i nerd come il sottoscritto, sta al Natale come i Beatles a Gesù, giusto per citare John Lennon. Lo si aspetta tutto l’anno con i regali che porta con sé, con la differenza che questi regali non li porta il Babbo Natale di turno: è un Natale self service, in cui i regali li si fa a se stessi, con buona pace del portafoglio che arriverà alla fine completamente prosciugato, come una borraccia nel deserto.

Ma ne vale la pena. Sicuramente ne vale la pena. Ѐ un appuntamento che non perdo da vent’anni, ormai. La prima volta in cui mi recai a Lucca Comics fu nel lontano 1997, sedici anni appena compiuti, con un paio di amici della mia stessa età. Allora era tutto diverso. Tutto molto più piccolo, concentrato nel Palazzetto dello Sport e nella circostante area fieristica di Via delle Tagliate. Oggi, invece, la fiera si presenta spalmata in tutto il centro storico, fuori, sopra e dentro le mura, con almeno uno stand in tutte le principali strade e piazze, gli edifici medievali, chiese comprese, trasformati in luoghi d’incontro a tema, i negozi in punti d’esposizione temporanea. Nei cinque giorni di fiera, la città cambia completamente volto, diventando un autentico paradiso per nerd.

Quest’anno ho deciso di concentrare la mia spedizione lucchese nei primi due giorni. La mattina del 1° novembre, provenienti dalla stazione, i miei amici e io giungiamo a piedi in pochi minuti a Porta San Pietro, pronti a espugnare le mura del centro storico. Fortunatamente c’è il sole, e si può girare agevolmente per le strade della città. Come un gruppo di guerrieri di una saga fantasy, estraiamo le nostre armi, uguali per tutti: biglietto e braccialetto da mostrare all’ingresso di ogni stand. Dopo la Compagnia dell’Anello, ecco la Compagnia del Braccialetto. Ma io, che per costituzione e capigliatura non potrei essere altro che il mago del gruppo, estraggo anche quella che sembra una lista degli incantesimi, ma non è altro che la lista degli acquisti, la maggior parte dei quali legati al settore del fumetto d’antiquariato.

Nel corso degli anni, Lucca Comics & Games, nata come fiera del fumetto tout-court, ha esteso il proprio raggio d’interesse a praticamente tutti i settori della cultura popolare, uno dopo l’altro: il gioco di ruolo e quello da tavolo, la letteratura fantasy e fantascientifica, l’animazione, i videogiochi, il cosplay, il cinema, la serialità televisiva e on demand, allontanandosi sempre più dalla sua dimensione di nicchia per diventare un evento di portata mondiale. Tuttavia, da nerd della prima ora (quando ancora la parola era sinonimo di “secchione” e non faceva figo, presupponendo una vita sociale limitata alle persone che coltivavano i tuoi stessi interessi), sono rimasto fedele allo spirito di fondo delle prime edizioni della fiera, riservandomi di ricercare l’albo raro, o l’oggetto particolare, che mi riporta alla mente un determinato ricordo del passato, più che star dietro alle novità.

Così, infilo Corso Garibaldi, varco la soglia del primo padiglione degli antiquari, e inizio la ricerca. Una ricerca che potrei svolgere comodamente da casa via internet, ma che non avrebbe lo stesso sapore: in questi stand si respira ancora l’aria di quelle fiere passate, in cui tutto era ancora analogico, più difficile da raggiungere, e per questo più soddisfacente. Nella mia ricerca, scambio parola con i venditori, sfoglio vecchi giornalini, tocco giocattoli con cui avevo giocato durante l’infanzia, e rivivo quei momenti di spensieratezza. Ogni oggetto, anche quello più insignificante, ha una storia legata a chi lo ha posseduto, e diventa un tassello della propria esistenza che, in caso di perdita, potrebbe portare via con sé qualcosa di te. Per questo è tanto piacevole ritrovarli: è come ricongiungersi a una parte di te che credevi persa per sempre.

Raggiungo uno degli espositori storici della mostra, un signore toscano di una certa età, da cui ho sempre comprato qualcosa nelle precedenti edizioni, e gli chiedo se ha ancora qualche volumetto di Big Robot, il fumetto italiano di inizio anni ’80 ispirato ai robottoni giapponesi di Go Nagai. Mi risponde che purtroppo li ha venduti tutti gli anni scorsi. Io ne avevo in effetti acquistato uno, forse due. Gli domando allora se gli è rimasto qualche minicomic dei Masters of the Universe, ovvero gli albetti a fumetti formato mignon che venivano venduti in allegato, sempre negli anni ’80, con la mia linea di giocattoli preferita di sempre, ma i soli due che mi mostra già ce li ho: la collezione è difficile da completare. Gli anni passano, ma lui c’è sempre. Lo ringrazio e riprendo il mio giro.

Percorro quel che resta della zona degli antiquari col mio amico Leonardo, il quale sta cercando un albo a lui molto caro, un Almanacco Topolino del 1984 che sua madre gli leggeva quando, bambino in età prescolare, aveva l’influenza. Lo accompagno nella ricerca, ma quell’albo non si trova. Si trova, certo, su ebay, ma ho ben presente che scovarlo in mezzo ai banchi di Lucca Comics, come premio di un’improvvisata caccia al tesoro, darebbe molta più soddisfazione.

Giunti in Piazza Napoleone, in cui sorgono i padiglioni delle principali case editrici, la nostra attenzione è attratta da un cosplayer dell’imbianchino dello spot del Pennello Cinghiale, che gira in bicicletta con un gigantesco pennello legato alla schiena. Lo decretiamo a priori vincitore di questa edizione, e imbocchiamo l’entrata del padiglione principale. Una bellissima ragazza in tenuta spaziale ci offre un gadget di cartone raffigurante il pugno di Mazinga Z, per il lancio della nuova edizione in dvd della saga, che festeggia quest’anno il quarantacinquesimo anniversario. Sarà che la ragazza è troppo carina, sarà che i robottoni mi sono sempre piaciuti, ma non esito ad accettare il gadget e a indossarlo. Constatare di non essere l’unico adulto ad aver avuto quell’idea mi fa sentire un po’ meno inadeguato.

Nel pomeriggio mi separo dai miei amici e mi dirigo a Palazzo Ducale, sede delle principali mostre dei vari artisti in fiera, fra cui quella di Richard Whelan, autore della locandina di questa edizione. Il mio scopo però è un altro: raggiungere la Sala Tobino, nel cortile Carrara, e assistere all’incontro con i curatori del magnifico artbook, Il fantastico mondo di Tatsunoko, da me appena acquistato. Una celebrazione dei 55 anni dello studio d’animazione che ha prodotto serie che hanno segnato l’infanzia della mia generazione, come Gatchaman e Yattaman. Durante l’incontro, scopro come i fratelli Yoshida abbiano sempre lavorato all’insegna della creatività e della versatilità, raggiungendo il successo sia nel genere fiabesco tradizionale, che in quello comico, che in quello action. Mentre assisto all’incontro, nella mia mente risuonano le sigle italiane di quelle mitiche serie, a cominciare da quella di Superauto Mach 5, che ebbi anche modo di ascoltare dal vivo una decina d’anni fa proprio a Lucca, in occasione della reunion della band I Cavalieri del Re, quando il palco si trovava ancora in cima al Baluardo Santa Maria.

Una volta ricongiuntomi con i miei amici, trascorriamo il resto della giornata visitando gli stand nelle piazze San Giovanni e San Martino e passeggiando sulle mura, ancora poco affollate di cosplayer, fino al Baluardo San Paolino: non facciamo in tempo a domandarci quale sarà il costume più diffuso quest’anno, il degno sostituto di quello di Harley Quinn che spopolò l’anno scorso, che in un centinaio di metri incontriamo almeno quattro o cinque persone vestite da Pennywise, il clown malvagio di IT, e troviamo subito la risposta ai nostri interrogativi. Torniamo dunque in stazione, non prima però di aver fatto sosta in uno stand di dolciumi dove acquisto una confezione di Negrettino, la squisita merendina al cioccolato della Bulgari che si vende solo alle fiere, e che di conseguenza devo accontentarmi di mangiare solo tre o quattro volte l’anno.

Giovedì mattina siamo di nuovo a Lucca. Abbiamo già provveduto a quasi tutti gli acquisti il giorno prima, e ci restano soltanto due aree da visitare: il padiglione dedicato ai Games, situato fuori le mura a sinistra del Baluardo Santa Maria, e quello dedicato al Giappone, delocalizzato nella zona Nord Est della città. Ci ricongiungiamo con una coppia di amici giunti in auto poco prima di noi e, braccialetti puntati, espugniamo l’area Games. Non resisto alla tentazione di acquistare un gioco da tavolo ispirato a una delle mie saghe cinematografiche preferite, Ritorno al futuro, e osservo con un certo interesse il manifesto di un videogioco di prossima uscita, dal titolo Slaps and Beans, un picchiaduro a scorrimento con protagonisti Bud Spencer e Terence Hill: pur essendo sempre stato negato per i videogames, l’idea di controllare Bud o Terence e prendere a schiaffoni i cattivi su scenari ispirati alle loro avventure cinematografiche mi attira non poco.

Prima di lasciare la zona sud della città, ci concediamo un giro panoramico sulle mura, approfittando del tempo atmosferico ancora clemente, alla ricerca di qualche cosplay interessante. Troviamo di tutto: uomini mascherati da guerrieri, donne mascherate da principesse, donne mascherate da guerrieri, uomini da principesse… L’unico limite è la propria fantasia. Anche in questo caso, però, prevale in me il lato nostalgico, così scatto una foto a un tizio mascherato da Megaloman, il supereroe giapponese con parrucca argentata protagonista di una serie cult di fine anni ’70, e rimango estasiato di fronte a un gruppo di cosplayer dei Masters of the Universe, in cui spiccano una ragazza con il costume della maga Sorceress, con tanto di ali piumate, e soprattutto un modello della tigre guerriera Battlecat realizzato in polistirolo a grandezza quasi naturale. Scatto qualche foto, mi congratulo con loro e mi allontano, raggiungendo di corsa i miei amici.

Ci incamminiamo quindi verso l’area dedicata al paese del Sol Levante, preparandoci ad attraversare tutto il centro storico: Piazza San Michele, dove sorge l’area Movie, la Torre Guinigi, Piazza San Francesco, giungendo infine al Japan Town, situato nel Giardino degli Osservanti, di fronte al Museo Nazionale di Villa Guinigi. Non manco però di marcare tappa alla Chiesa di San Francesco, trasformata in uno showcase a tema, dove trovo un Big Robot versione modellino. Immagino la gioia del suo creatore, l’ormai ottuagenario Alberico Motta, nel vedere il personaggio finalmente valorizzato, al pari dei suoi ispiratori nipponici, dopo oltre trent’anni di dimenticatoio.

Inizio ad accusare una certa stanchezza mentre giro il Japan Town. All’uscita ritrovo il mio amico Daniele stanco morto, devastato un po’ dal cammino un po’ dalla pesantezza dello zaino, ma mi basta avvisarlo di aver trovato uno stand interamente dedicato ai giochi e ai giocattoli degli anni ‘80, che trova la forza per alzarsi ed entrare a dare un’occhiata. Ѐ qui che effettuiamo i nostri ultimi acquisti. In fin dei conti, l’aspetto che preferisco di Lucca Comics & Games, lo ribadisco, è proprio questo: la possibilità di rivivere, attraverso gli oggetti, le emozioni dell’infanzia con la consapevolezza di una persona adulta.

Che cosa resta, dunque, di questa edizione? Pochi rimpianti – l’essermi perso la conferenza su Star Wars di sabato, non aver visto dal vivo i cosplayer di Trinità e Bambino, e quella di Faye Valentine, la protagonista femminile di Cowboy Bebop, una delle mie serie d’animazione preferite – ma la fortuna di aver evitato la pioggia che ha rovinato le giornate di venerdì e domenica.

Nei giorni successivi arrivano comunicati stampa sul grande successo della mostra, corredati da notizie confortanti sulla valorizzazione futura del Museo del Fumetto, e le date della prossima edizione, che sarà di nuovo spalmata in cinque giorni. Il gioco non si ferma e noi siamo pronti a giocare.