Lo scheletro svelato. Benvenuti al MUSME

Lo scheletro vivo di Achille Funi (copertina)

Il fascino che l’anatomia ha da sempre esercitato sull’uomo, il desiderio di esplorare il corpo umano per scoprire com’è fatto dentro, ha origini antiche, ed è interconnesso all’idea di base che, conoscendo a fondo i meccanismi interni ad esso, sia più facile curarne eventuali malfunzionamenti. La medicina, per eliminare le malattie o migliorare le nostre prestazioni, non può prescindere dalla conoscenza del nostro corpo in tutti i suoi dettagli, allo stesso modo in cui l’ingegneria, per creare il più moderno degli edifici, deve per forza iniziare dalle fondamenta. Siamo torte a strati che non possono prescindere l’uno dall’altro.

Siamo fatti così non è soltanto la risposta alla costante ricerca dell’uomo di conoscenza del proprio interno, da intendersi nel senso fisico, ma anche il titolo italiano di una famosissima serie animata di produzione francese, distribuita nel 1987, che mostrava ai bambini il funzionamento del corpo umano. Creata da Albert Barillé come parte di un ambizioso quanto riuscito progetto educativo per divertire i giovanissimi spettatori infondendo loro, allo stesso tempo, la conoscenza di materie scolastiche quali la storia, la geografia e le scienze, la serie illustrava la struttura e le funzioni del corpo umano utilizzando personaggi antropomorfi per rappresentarne i componenti microscopici, fra cui globuli bianchi e rossi, anticorpi e linfociti. Il fascino esercitato da questa serie sui bambini in fase di scolarizzazione è stato enorme, e ne sono testimonianza le numerose distribuzioni in edicola, a cura della DeAgostini, con il titolo di Esplorando il corpo umano, divise per dispense contenenti ognuna il vhs (più tardi il dvd) con gli episodi della serie animata, un volumetto cartaceo e i componenti del modellino del corpo umano da costruire uscita dopo uscita.

D’altra parte, la raffigurazione del nostro corpo come scenario di avventure fantastiche non era una novità. Più di vent’anni prima, riscosse altrettanto successo il film Viaggio allucinante (1966), diretto da Richard Fleischer, in cui i protagonisti, un gruppo di scienziati ridotti a dimensioni microscopiche, penetrano all’interno della carotide di un uomo in coma per salvarlo dall’embolo che gli ha colpito il cervello. Anche in questo caso, l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico giovanile alla complessità del corpo umano passa attraverso una ricostruzione gigantesca e spettacolare dell’organismo umano. Giusto l’anno prima, la Milton-Bradley aveva lanciato sul mercato il gioco da tavolo L’allegro chirurgo, con il quale i bambini avrebbero sperimentato per la prima volta l’emozione della sala operatoria estraendo con una pinzetta magnetizzata ossa e organi in plastica dalla plancia metallica su cui era disegnato un paziente sdraiato.

Chiunque sia cresciuto giocando a fare il chirurgo non potrà che amare quel tempio della conoscenza che è il MUSME – Museo di storia della medicina di Padova, aperto al pubblico nel 2015 e situato all’interno dell’antico Ospedale di San Francesco. Attraverso collezioni e strumenti interattivi, il museo illustra l’evoluzione della medicina nel corso dei secoli, con particolare riferimento alla scuola medica dell’università di Padova, una delle più antiche dell’Occidente. “Il MUSME – osserva il professor Vincenzo Milanesi, Presidente del Comitato Scientifico del Museo – non ci sarebbe se non ci fosse la straordinaria tradizione della Scuola Medica che ha contribuito a rendere grande l’Universitas Patavina nei secoli, dando un contributo fondamentale alla nascita delle medicina moderna nel Cinquecento, e poi fino alla fine del Settecento, con giganti della anatomia e della clinica quali Vesalio e Morgagni. Senza questa tradizione la stessa scienza galileiana della natura, e i suoi eccezionali sviluppi, avrebbero forse avuto maggiori difficoltà ad affermarsi e a svilupparsi in Italia e in Europa. Di questo percorso il MUSME tocca le tappe più significative, con un avvincente itinerario”. Il legame fra la città e la storia della medicina era già stato sancito dallo studioso inglese Herbert Butterfield: “A Padova la regina della scienza, piuttosto che la teologia, come invece a Parigi, era la medicina”.

Recentemente la collezione si è arricchita di un nuovo ospite, lo “scheletro vivo” di Achille Funi, il cartone preparatorio di parte dell’affresco della Sala della Medicina dell’Università di Padova a Palazzo del Bo, recentemente restaurato dai laboratori dei Musei Civici padovani. Esso rappresenta a grandezza naturale lo scheletro umano, ritratto in posizione plastica come fosse vivo dal pittore ferrarese novecentesco, che possiamo vedere al centro di una composizione di corpi anatomicamente perfetti fra i quali si staglia per espressività e senso del movimento. Ma non è la sola novità del museo padovano. “Accanto alla soddisfazione per il collocamento di questa nuova opera, grazie alla collaborazione tra Museo, Comune di Padova e Musei Civici – sottolinea Francesco Peghin, Presidente della Fondazione MUSME – il valore aggiunto di questo innovativo Museo viene riconosciuto dal premio SMAU 2017 per il miglior allestimento museale. Un valore sancito ogni giorno dal continuo flusso di visitatori provenienti da tutta Italia, che ci ha portato a salire al primo posto su Trip Advisor nella classifica dei musei più visitati di una città ricca di cultura come Padova e a essere segnalati quale unico museo italiano nella lista dedicata ai musei “Kids Friendly” di Sky Scanner”.

Il museo si sviluppa su tre piani e affianca alla collezione di reperti antichi esposizioni interattive, video e giochi multimediali. Ogni sala viene raccontata da una proiezione a grandezza naturale di illustri scienziati del passato che, evocati dai visitatori bussando alle loro porte virtuali, presentano se stessi, illustrano i reperti e chiariscono i temi trattati. Nella prime due sale, Sibilla de Cetto, fondatrice dell’antico Ospedale di San Francesco, procede alla mappatura del complesso, descrivendone le motivazioni, Giovanni Battista Monte illustra l’importanza della clinica e dell’anatomia nell’insegnamento della medicina e Galileo Galilei si sofferma sulla rilevanza dell’Università di Padova nella rivoluzione scientifica.

Le quattro sale successive sono dedicate alla nascita e allo sviluppo delle scienza mediche moderne. L’itinerario parte da Andrea Vesalio, autore nel 1543 del De humani corporis fabrica, il primo atlante illustrato del corpo umano, grazie al quale l’anatomia umana cominciò a essere raffigurata correttamente e divenne oggetto di osservazione e verifica anche attraverso le illustrazioni. Il visitatore potrà effettuare dissezioni anatomiche virtuali su un tavolo digitale seguendo le indicazioni di Vesalio, vedere riflessi su uno specchio magico i propri organi, ossa e muscoli, auscultare cuore e polmoni, analizzare al microscopio gli agenti patogeni causa delle principali malattie, e sfogliare su un tavolo touch libri virtuali su cui sono proiettati testi antichi. Il percorso prosegue con lezioni di fisiologia con Santorio Santorio, di patologia con Giovanni Battista Morgagni e di terapia con Prospero Alpini.

Accanto alle proiezioni virtuali, sono esposti reperti reali come le ottocentesche tavole anatomiche “pop up” del medico-architetto Gustave Witkowski, illustrazioni contenute in diversi atlanti e ritagliate in modo tale da assumere forma tridimensionale quando le pagine del libro vengono sfogliate. E poi ancora, i crani frenologici, oggetti di studio ritenuti un tempo utili per dedurre la personalità e le caratteristiche psicologiche degli individui; i reperti anatomici tannizzati di Lodovico Brunetti, ossia parti del corpo, come mani e piedi, conservati seguendo una particolare procedura di prosciugamento; le iperrealistiche cere anatomiche, ovvero le prime riproduzioni perfette di organi umani ottenute attraverso la modellazione della cera, risalenti al XVII secolo.

Dopo le sei sale si apre lo spettacolare Teatro Anatomico Vesaliano, un salone a doppia altezza con al centro la sagoma dell’enorme uomo Vesaliano, un modello parlante di corpo umano di otto metri che i visitatori possono interrogare esplorandone l’anatomia e la fisiologia attraverso realistiche proiezioni mappate. Le ultime due sale sono invece riservate alle esposizioni temporanee.

L’allestimento del MUSME offre al visitatore un’inedita commistione fra il reale e la sua rappresentazione, esprimendo all’ennesima potenza, grazie anche alla forte interattività, il fascino dell’esplorazione del corpo umano, della scoperta di “ciò che siamo dentro” che, fin dall’infanzia, ci ha sempre coinvolto attraverso giochi, cartoni animati, film. E pensare che, solo una quindicina di anni fa, la pellicola di fantascienza di Paul Verhoeven L’uomo senza ombra (2000), in cui il protagonista diventa progressivamente invisibile, mettendo allo scoperto prima le fasce muscolari, poi gli organi, e infine lo scheletro, pur continuando a muoversi, ci sembrava incredibile e inquietante allo stesso tempo nel mostrare ai nostri occhi ogni strato che si nasconde sotto la pelle di un uomo. Rendere visibile l’invisibile: è questo ciò che rende l’esperienza del MUSME così unica e imprescindibile.