LERICI LEGGE IL MARE
PER RITROVARE IL SUO TEMPO PERDUTO

lerici

C’era un tempo in cui tutto, a Lerici, passava dal mare: era la frontiera e l’orizzonte da solcare per poter conoscere altri luoghi così come terreno di scontro e di conflitto; la fonte di sostentamento, di nuove opportunità così come di pericolo. E’ dunque un rapporto controverso ma profondo che il festival “Lerici legge il mare” si propone di sondare da venerdì 8 a domenica 10 settembre.

 

Si tratta di un evento unico nel suo genere che da otto anni trasforma questo piccolo borgo ligure in un punto di incontro tra uomo e natura. Un luogo suggestivo che si fa così motore narrativo – alimentato da letteratura, poesia, cultura marinaresca – capace di raccontare il passato, il presente e di immaginare il futuro del legame tra territorio, la società e il mare che li delimita ed orienta. Una relazione allo stesso tempo romantica ed ermetica, come è la natura più profonda ed intima di questa parte d’Italia: terra di naviganti, di commercianti ed esploratori, di pescatori, di poeti ma anche di corsari.

 

Numerosi sono gli incontri e le presentazioni di libri sulla vita, la storia e la cultura marinaresca. Si parla, ad esempio, della presenza dei pirati barbareschi lungo le coste spezzine in epoca moderna: un fenomeno in grado di configurare la stessa demografia ligure, la costruzione dei maestosi castelli a difesa dei suoi porti e dei piccoli borghi arroccati sulle colline. E’ anche un’occasione per conoscere la vita dei marinai nel XVIII secolo – al centro della presentazione del libro “Gente di bordo” di Luca Lo Basso – e per entrare in contatto con la più recente narrativa sul tema, storie di avventura e di sport, come la sfida del Moro di Venezia nella Coppa America di vela. Nella giornata conclusiva di domenica, invece, si ripercorre la storia di quel vero e proprio collegio scolastico galleggiante che era la nave scuola Garaventa.

 

Eppure “leggere”, durante Lerici legge il mare, non ha a che fare solo con la letteratura. Si tratta infatti di una manifestazione in grado di coniugare la narrazione letteraria con altre forme espressive- fotografiche, musicali, artistiche –  e, in particolari modo, con l’esperienza diretta del mare. “Leggere”, durante il festival, si traduce così in una gara di nuoto e in una regata; vuol dire poter salire su imbarcazioni d’epoca e scoprirne i segreti, respirando l’odore unico del legno e delle cime impregnati di salsedine. Significa salpare alla ricerca dei cetacei che proprio in questa stagione tornano a mostrarsi in superficie dopo la trafficata e rumorosa parentesi estiva. La cornice narrativa si arricchisce poi con l’istallazione di una mostra fotografica sull‘emigrazione da Genova a Buenos Aires – presentata nella giornata inaugurale – e con la possibilità stessa di fotografare durante la rassegna e partecipare direttamente ad un concorso. Leggere, infine, vuol dire ascoltare un concerto in spiaggia – venerdì sera, a San Terenzo – o gustare alcuni prodotti come i mitili, diventati simbolo dell’enogastronomia locale.

 

Ma “Lerici legge il mare”, in fondo, a chi è rivolto? Ad un primo sguardo potrebbe apparire un festival culturale dedicato a chi il mare lo vede solo durante le vacanze o comunque sporadicamente. Certo, ma non solo. A ben guardare, sembra rivolgersi anzitutto a chi vive a Lerici e in altri luoghi simili e che, con l’incedere della modernità, ha progressivamente allentato quell’intimo rapporto con la vita di mare. La sfida lanciata e rinnovata quest’anno dal festival lericino sta infatti nel recuperare e mantenere viva una cultura, una storia e un’identità marinaresche che altrimenti rischierebbero di dissiparsi.

 

“Chi resiste è il mare” è il titolo una famosa poesia di Paolo Bertolani: questo infatti non cambia alla vista, non si erode come le montagne ma si sottrae allo scorrere inesorabile del tempo. Noi uomini, invece, no. Per questo leggere, raccontare e far vivere il mare è un’operazione che restituisce appieno il suo valore da non disperdere e lasciar decadere, come protagonista imperituro delle vite di passate e future generazioni.

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