La magia di Depero in mostra a Parma

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Sperimentatore, scenografo, mago, pubblicitario e infine maestro: Fortunato Depero è tutto questo ed ancora qualcosa in più. Un “dispensatore di meraviglie”, il più futurista tra i futuristi, lui che insieme a Giacomo Balla teorizzò l’estensione dell’energia e del colore propri dell’estetica futurista a tutti gli aspetti della vita quotidiana, dall’arredamento alla creazione di oggetti e giocattoli, dalla scenografia alla moda, fino ad arrivare all’editoria e ovviamente alla grafica pubblicitaria.

Un universo di creatività e innovazione che può essere esplorato e disvelato fino al 2 luglio alla Fondazione Magnani-Rocca che ospita nella Villa di Mamiano di Traversetolo, presso Parma la mostra Depero, il mago. In esposizione oltre 100 opere tra dipinti, tarsie in panno, collage, abiti, mobili, disegni e progetti pubblicitari.

Un artista, Depero, “solido e poliedrico” come si legge nel testo di Nicoletta Boschiero (che insieme a Stefano Roffi è curatrice della mostra) “che nella sua vita ha continuamente forgiato idee, trasformandole e riproponendole attraverso una piena libertà creativa, è sopravvissuto all’oblio guadagnandosi il diritto di durare nella memoria collettiva ben oltre la sua vita terrena”.

“Irredentismo e futurismo”, “Teatro magico”, “La Casa del mago”, “New York. Depero Futurist House” e “Rovereto. Verso il museo”: eccole le cinque le sezioni in cui è articolata la mostra che ripercorrono l’intera vita di Depero per sondare in profondità la sua poliedrica produzione artistica.

Si parte da “Irredentismo e futurismo” dove ritroviamo gli esordi roveretani fino al periodo romano quando, nel 1915, firma con Giacomo Balla il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo, che custodisce il sogno di un’opera d’arte totale, capace di inglobare tutti i linguaggi della ricerca artistica. Il teatro magico inizia col balletto Chant du rossignol commissionato nel 1916 a Depero da Sergei Diaghilev, e prosegue coi Balli plastici, nati dalla collaborazione con Gilbert Clavel. Il movimento sulla scena dell’automa è meccanico e rigido, le marionette riportano ai valori dell’infanzia, del sogno, del gioco, del magico.

A Rovereto nel 1919, finita la guerra, Depero dà vita a un suo grande sogno, quello di aprire una Casa d’arte futurista, specializzata nel settore della grafica pubblicitaria, dell’arredo e delle arti applicate e, in particolare, in quello degli arazzi. Dal 1921 la casa d’arte, grazie all’apporto della moglie Rosetta Amadori e di alcune lavoranti, lavora a pieno ritmo, creando una importante produzione artistica differenziata.

Nel 1928, dopo i successi ottenuti nelle principali esposizioni nazionali e internazionali, Depero e Rosetta si trasferiscono a New York. Il loro soggiorno negli Stati Uniti dura ventiquattro mesi, dal novembre 1928 all’ottobre 1930. Qui l’artista apre la Depero’s Futurist House, una sorta di filiale americana della casa d’arte di Rovereto. Incontra dopo dieci anni Leonide Massine direttore artistico del Roxy Theatre che lo coinvolge come scenografo.

Negli anni cinquanta, al ritorno da un secondo viaggio negli Stati Uniti, l’artista progetta e realizza, grazie anche alla collaborazione del Comune di Rovereto, il primo museo futurista, una insolita e originale consacrazione della sua opera.

La mostra è frutto della collaborazione istituzionale fra il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto con la Fondazione Magnani-Rocca.