La finestra aperta sui Paesaggi della Memoria

Museo Audiovisivo della Resistenza - Fosdinovo (MS) - Interno.
Museo Audiovisivo della Resistenza - Fosdinovo (MS) - Interno.

MEMO inizia un lungo viaggio alla scoperta dei luoghi che hanno sentito la responsabilità di trasmettere la memoria sulla dittatura del fascismo, sulle deportazioni nei lager, sulla Guerra Mondiale e sulla lotta per la libertà e i diritti.  Una rete nazionale di musei creata dal basso pronta per essere valorizzata, perché come scrive Massimo Dadà, visitarli significa scoprire le “non lontane origini della nostra democrazia”.

di Massimo Dadà

La memoria è una cosa strana. Appartiene all’uomo e agli uomini, ai popoli, alle nazioni. Cambia nel tempo, si perde o semplicemente si trasforma col passare delle generazioni. Anche se preservarla è una delle nostre principali aspirazioni, essa non si può incidere su una pietra, scrivere su una pergamena o chiudere sotto una teca.
La tradizione, diceva Gustav Mahler, non è culto della cenere, ma conservazione del fuoco. Quale migliore definizione di memoria: non la cenere degli eventi in sé, o il resoconto, la storiografia, ma invece quel fuoco che arde, che scalda, che è ancora vivo. Non un oggetto fatto dall’uomo, dunque, ma un esercizio dell’uomo.
Certo, se parliamo di paesaggi della memoria la situazione sembra complicarsi. Il paesaggio è un bene complesso, legato all’uomo da un doppio filo: da una parte ha la responsabilità per la sua creazione e modificazione, dall’altra ne è forse l’esclusivo fruitore. È l’uomo che lo percepisce, lo studia e analizza quei processi, storici e ancora in atto, che lo hanno determinato e continuano a modificarlo.
Mettere assieme il paesaggio e la memoria, non apparirà dunque gratuito. Entrambi si modificano, sono strettamente legati all’uomo, alla sua percezione del mondo presente, ma anche passato, con le tracce lasciate dalla storia. Si potrebbe dire che come la memoria è un esercizio nella mente, così il paesaggio è l’esercizio nell’ambiente, in ciò che ci sta attorno.
Tutta questa riflessione sta dietro ai Paesaggi della Memoria. Iniziamo ad usare il maiuscolo, perché questo è il nome di una rete nazionale che diversi musei della Resistenza, della seconda Guerra Mondiale, della Deportazione e dell’Antifascismo hanno creato dal basso. Quei luoghi rappresentano in Italia un paesaggio storico diffuso, segnato in modi diversi dal fascismo, dall’occupazione tedesca, dalla Resistenza, con la prospettiva offerta dalla Costituzione repubblicana. Per citarne alcuni, si va dal Museo Diffuso di Torino alle Stanze della Memoria di Siena, dal Museo della Fine della Guerra di Dongo al Museo Audiovisivo della Resistenza di Fosdinovo, da Casa Cervi alla Fondazione Brigata Majella, dal Parco di Montesole al Museo della Deportazione di Prato.
L’obiettivo è innanzitutto quello di collaborare, ovvero condividere i progetti, promuovere l’approfondimento storico, confrontarsi con partner internazionali, migliorare grazie alle comuni esperienze l’offerta verso le scuole ed i visitatori in genere, compresi i diversamente abili. Obiettivi di rete, insomma, purtroppo in generale non tenuti in così grande considerazione nel nostro Paese.
Tuttavia, nel nostro caso, ai primi fondatori si sono aggiunti in pochi mesi altri Luoghi, ed oggi la rete può contare ventidue aderenti e molti di più interessati a collaborare e forse pronti ad aderire.
Paesaggi della Memoria ha fin dall’inizio guardato alla concretezza: con capofila il MaR di Fosdinovo ha ottenuto un finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la creazione di strumenti multimediali di rete. Sito web, video, materiale promozionale, QR-code per accedere a interviste, video, fotografie storiche, racconti sul proprio telefono o tablet. Il tutto su una scala nazionale, che permetta ai visitatori di un singolo museo di entrare in contatto con gli altri, e magari programmare un viaggio – virtuale o fisico poco importa – alla scoperta dei paesaggi della memoria.
Anche qui iniziamo questo percorso, che ci porterà a raccontare tante storie, a sperimentare molti modi di raccontarle, da una capo all’altro della Penisola. Una visita a molti Luoghi che hanno sentito la responsabilità di trasmettere la memoria sulla dittatura del fascismo, sulle deportazioni nei lager, sulla Guerra Mondiale e sulla lotta per la libertà e i diritti. In poche parole, alla scoperta delle non lontane origini della nostra democrazia.