Domanda a risposte multiple.
Qual è la dannazione delle donne?

dannazione donna

Quante donne ogni donna deve interpretare per essere all’altezza delle aspettative riposte in una donna che lavora? Sabato 18 novembre alle 21.00 e domenica 19 novembre alle 18.00, a Roma al Teatro San Giustino, la Compagnia “Signori, chi è di scena!” presenta Monica Ferri in DANNAZIONE DONNA, una novità assoluta scritta e diretta da Marco Ferri, professione copywriter, considerato tra i più brillanti professionisti della comunicazione commerciale e istituzionale in Italia. DANNAZIONE DONNA è il suo esordio nel teatro, come autore e regista. Aggiungiamo con un certo orgoglio che è un grande amico (ricambiato) di MEMO e che ci sostiene sin dal nostro primo sospiro editoriale. La Compagnia “Signori, chi è di scena!” diretta da Monica Ferri ha prodotto dal 2009 numerosi spettacoli, replicati in diversi palchi romani e in giro per l’Italia. “Come associazione teatrale e culturale, il nostro scopo principale è sempre stato quello di diffondere e promuovere la cultura in ogni forma d’arte e linguaggio possibile, in modo stimolante e istruttivo. Per questo, siamo stati promotori e realizzatori di numerose iniziative, che hanno avvicinato e coinvolto adulti e giovani della periferia romana, in particolare”.

Ambientato in una grande azienda, DANNAZIONE DONNA è un atto unico sulla vita delle donne nel mondo del lavoro. Uno scontro ai vertici della direzione aziendale dà il via a una trama avvincente, buffa, drammatica, commovente, ironica. Con un serie di colpi di scena, si arriva tutto d’un fiato a svelare la grande domanda: qual è la dannazione delle donne?

Per gentile concessione del suo autore pubblichiamo un estratto del testo.

Estratto dal II^ quadro di “Dannazione Donna”, atto unico di Marco Ferri, con Monica Ferri.

(Anna Pasqualini è nella sala d’aspetto della sua analista. È seduta su una panca e ha un sacchetto di carta, dentro il quale soffia, come in un esercizio di auto-ventilazione):

Lo sapevo, lo sapevo. Due minuti di ritardo e mi tocca aspettare, che quella dopo di me è entrata prima.

Arriva presto, se ne sta appollaiata come un avvoltoio ad aspettarmi e se non mi vede all’ora ics, si infila al posto mio!

Secondo me è in combutta con la psyco.

(soffia nel sacchetto)

Mi sento accerchiata. Tutto contro, peggio di Saturno contro.

Di lui sono certa: ha l’amante. È sempre assente, non mi maltratta neanche più. È un’assente che assente. Hai fame? Assente con la testa, manco parla. Hai freddo? Dissente, sempre con la testa.

Non mi parla. È assente. È un assente che assente o dissente con la testa. Non lo sopporto, perché è chiaro che non mi sopporta. Non mi racconta più niente, non si vanta più, non si lamenta.

Ha l’amante, lo sento. E io che mi faccio tanti scrupoli!

L’altra notte abbiamo fatto l’amore selvaggiamente.

Cioè lui selvaggio, io praticamente selvaggina. Ma sono certa che non ero nelle sue fantasie, che fantasticava di un’altra.

Poi s’è alzato al buio, l’ho sentito in bagno che si lavava. S’è rinfilato a letto.

Ho aspettato mi dicesse qualcosa. Niente.

Ho accesso la luce, gli ho chiesto se mi passava i kleenex. Mi ha guardato, era assente.

Ha dissentito con la testa e ha indicato dalla parte del mio comodino.

Neanche il tempo di spegnere  la luce, e lui già russava, come un maledetto marinaio della flotta russa, in franchigia in un bordello del Baltico.

Eppure, pare che gli uomini parlino con le puttane.

Io devo essere l’unica della terra che ha un cliente  assente, che assente o dissente senza dire una parola.

Non ho amiche con cui confidarmi. Sono in carriera, non ho mica tempo da perdere in chiacchiere che diamine!

L’unica con cui mi sfogo è qui e mi costa uno sproposito e mi tratta pure come il cliente di un taxi: quello è il tassametro, prego salire, prego scendere.

(soffia nel sacchetto)

L’altro giorno la maestra mi ha telefonato: mi scusi, ma suo figlio è diventato improvvisamente altezzoso e arrogante. Ha fatto una scenata al suo compagno di banco, chiamandolo “pezzente, incapace e subalterno”.

Signora – mi ha detto con quell’aria di rimprovero che mi fa venire il sangue in testa – ho dovuto separarli e nessuno vuole più stare al banco con lui.

Che cosa succede? Perché dice queste cose di cui evidentemente non conosce il significato, ma le dice con la certezza di essere nel giusto e con una violenza verbale che è sicuramente l’imitazione di qualcuno ?

Mi ha detto che devo andare a scuola per parlare con lei, prima che segnali ufficialmente l’anomalo comportamento agli assistenti sociali.

Gli ho chiesto se era lo stesso se ci andava il padre.  No, suo figlio si è vantato del fatto che sua madre lo dice sempre anche lei, al telefono: “pezzente, incapace, subalterno”.

Oddio, non lo so, mi sarà scappato in un momento di rabbia.

Sono esattamente le stesse parole con cui si è giustificato  suo figlio. Lei,signora, deve venire a spiegarci cos’è questa rabbia di cui parla suo figlio. Lo capisce che è un segnale importante?”

Proprio quello che mi mancava, anche essere apostrofata come madre insufficiente da questa terrona saccente.

E sul lavoro? Lo so, lo sento che sto sulle palle a tutti.

Clio mi comanda a bacchetta, mi fa i complimenti, ma è finta, sento che non si fida, non ha un briciolo di stima. Mi considera un caporale di giornata.

(soffia nel sacchetto)

Quanto ai capi non li vedo, non li sento, è come se fossi solo una funzione, non una persona. La mia carriera sembra su un binario morto. Non so che fare.

Se non succede qualcosa, tutto quello che ho fatto sarà servito a niente.

Perché il giorno che arriverò in cima, li voglio vedere tutti proni, a rimangiarsi tutte le cattiverie, le maldicenze, i sospetti: tutti, compreso lui e la sua amante, e quello stronzetto che a scuola fa il gradasso.

Figlio, gli dirò, siamo in cima, stai cheto, non ti far notare. Non ne hai bisogno. Noi contiamo, lasciali lì sotto a pigolare come pulcini bagnati. E smettila di far i dispetti a tua sorella: le donne possono sempre diventare più importanti dei maschi. Capito?

Ho investito tutta la vita in questa carriera. Non mi farò sfuggire neanche la benché minima opportunità. Io sono una che non fa prigionieri. Io ho le palle. Le palle foderate di amianto. Mica palle avvelenate!

Lo sento che c’è un’opportunità pronta per essere colta al volo. Me lo sento. Il Consiglio di amministrazione si è riunito più volte questa settimana. Qualcosa bolle in pentola.

Clio è nervosa e scontrosa. Non mi dice niente. Ma io (annusa) sento l’odore del successo, come un predatore sente la puzza della paura della sua preda in fuga.

Tancredi, il presidente mi ha chiesto di mandargli copia delle bozze. Mi ha chiesto di non farmi scorgere da Clio. Mi ha detto che ne verrò ricompensata.

Devo stare all’erta, qualcosa sta per succedere. Certi treni passano una volta sola e io devo essere pronta a salirci in corsa.

Per farsi valere bisogna salire sempre più in alto, e avere potere, sempre più potere.

Sì, il potere. Il po-te-re. Solo così gli uomini ti rispettano e le donne ti temono. E tu ti realizzi, finalmente, ti realizzi.

Il potere, il comando, il prestigio. Non ci sono alternative.

L’unica possibilità di non farsi disprezzare come arrivista è arrivare. Allora tutti si inchinano, e  ti omaggiano e si rodono dall’invidia.

Come diceva quello famoso? “Il potere logora chi non ce l’ha”. Che genio!

In cima. Bisogna arrivare in cima. Superare gli uomini dell’azienda. Sulla vetta più alta dell’azienda. In cima. In cima!

(soffia, soffia con affanno nel sacchetto. Improvvisamente si alza di scatto, nasconde dietro la schiena il sacchetto).

(Voce fuori scena) Signora Pasqualini, tocca a lei!

Sono qui, sì. Ah ecco, tocca a me. Era ora.

(S’incammina, guardando l’orologio al polso, entra nel totem)