La capitale della memoria apre il suo diario alle storie migranti

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Pieve Santo Stefano, provincia di Arezzo: 3200 abitanti, oltre 7mila testimonianze e 840mila pagine autografe. Numeri che la città di Amintore Fanfani ha cominciato a costruire nel 1984 collegando la propria storia alla storia minima degli italiani, raccontata dentro diari, epistolari e biografie, dal Dopoguerra a oggi. Pieve Santo Stefano diventa così la ‘città ufficiale del diario‘, come recitano i cartelli posti agli ingressi del borgo e, nella sede del municipio, si va di anno in anno stratificando un vero e proprio archivio pubblico che raccoglie scritti personali di gente comune.

Ma partiamo dalla fine, ovvero dalla notizia più recente. Che riguarda il bando per il nuovo concorso su scala nazionale che punta a raccogliere, entro il 30 giugno 2017, almeno cento nuove testimonianze. Questa volta si tratta di diari di migranti: tutti quelli che vogliono scrivere o mandare un video della storia della propria emigrazione possono farlo: verranno premiati con la pubblicazione tre vincitori e i racconti partecipanti saranno tutti quanti depositati all’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano contribuendo al progetto di costruzione del più grande fondo di raccolta di storie migranti che ci sia in Italia.

Ora torniamo indietro. A quando nel 1984 venne ideato e fondato da Saverio Tutino l’Archivio per conservare brani di scrittura popolare. Seguì l’idea di incentivarne l’afflusso con un concorso, il Premio Pieve. I testi e le lettere arrivarono a fiumi, al punto che, oggi, nella sede dell’Archivio se ne conservano più di 7500. Uno di questi è la memoria contadina di Clelia Marchi che è stata scritta su un lenzuolo matrimoniale: “Care persone fatene tesoro di questo lenzuolo che c’è un pò della vita mia; è mio marito. (…) Le lenzuola non le posso più consumare col marito e allora ho pensato di adoperarle per scrivere”. Le righe del testo sul tessuto sono numerate una a una per non perdere il filo della lettura e l’intera opera è esposta in una stanza del Piccolo Museo del Diario. Dentro il quale  opera un vero e proprio Alfabeto della Memoria che si presenta come una valigia con cassetti, schedari, teche e ribaltine: l’utente agisce sui contenuti con facilità accedendo, attraverso uno schedario organizzato in ordine alfabetico, ad audio e testi che escono da taccuini dalle trincee di guerra, da lettere d’amore allungate nei secoli, da diari di giovani chiusi a chiave dentro la stanza, dai segreti personali affidati alle pagine di un quaderno.

Un’altra tappa decisiva per la costituzione della Città del diario è il 1991 quando, su iniziativa del Comune di Pieve Santo Stefano, nasce la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, divenuta poi una Onlus e riconosciuta con Decreto Ministeriale il 7/6/2000. Nel 1998, con cadenza semestrale, comincia la pubblicazione della rivista Primapersona e, nel 2001, le memorie e i diari dell’Archivio di Pieve arrivano al cinema all’interno dell’iniziativa I diari della Sacher. Ancora, nel 2009 il patrimonio documentario dell’Archivio di Pieve Santo Stefano entra nel Codice dei Beni Culturali dello Stato mentre, nel 2011, l’Archivio produce uno spettacolo teatrale, Il paese dei diari, scritto e diretto da Mario Perrotta.

Il passo successivo alla raccolta delle circa 840.000 pagine autografe, riempite a mano o dattiloscritte, di questa vera e propria enciclopedia popolare della storia d’Italia e degli italiani, è, ora, quello della condivisione. Il fondo archivistico, gradualmente, punta infatti alla totale accessibilità online dei propri materiali. Il primo fondo omogeneo per tematiche a essere aperto al pubblico, previo consenso dei proprietari delle singole testimonianze, riguarda il biennio 1943-1945, ovvero il periodo della Seconda guerra mondiale, dall’Armistizio alla Liberazione. Su questi anni, in particolare, l’Archivio ha anche avviato un progetto divulgativo in collaborazione con il Gruppo L’Espresso e il Consiglio dei Ministri. Seguirà l’apertura del fondo 1915-1918, relativo agli anni della Prima guerra mondiale, poi sarà la volta dei diari dell’Unità d’Italia fino, passo dopo passo, a completare l’opera di divulgazione.