Goethe in Italia
per una nuova mappa del nostro paese
tutta da scoprire

ceschin

“Viaggio in Italia” di Goethe  non era una semplice descrizione del paese, ma delle impressioni che lo scrittore tedesco riceveva dalla gente, mescolata a riflessioni su arte, cultura e letteratura. È dunque un libro sull’Italia ma, ancor prima, un libro sugli italiani. Nasce così il progetto “Goethe in Italia”, attraverso la creazione di tre distinti momenti organizzati: un festival collettivo di iniziative locali; una nuova narrazione del “Grand Tour”; il riconoscimento del percorso come “Itinerario Culturale Europeo“.  Il tema dei cammini e del camminare, e più in generale degli itinerari culturali, è sempre più il paradigma di un paesaggio personale e collettivo capace da solo di definire la nostra identità. Siamo quello che camminiamo. Il Mibact non a caso ha appena pubblicato l’Atlante dei cammini d’Italia e dichiarato il 2019 Anno del turismo lento.

Abbiamo chiesto a Federico Massimo Ceschin, Segretario generale dei Cammini d’Europa, che il progetto lo ha pensato, creato e proposto, di raccontarlo a MEMO.

di Federico Massimo Ceschin

Tra il 1816 e il 1817, quando fu pubblicato “Viaggio in Italia”, l’intellettuale tedesco Johann Wolfgang von Goethe era ormai ottantenne, raggiunta una fama internazionale con una lunga carriera di successo, e consegnava una narrazione di struggente nostalgia per celebrare un lungo soggiorno italiano, vissuto trent’anni prima.

Eppure, a duecento anni di distanza, l’opera mantiene intatto il carisma che spinse frotte di viaggiatori a simulare l’impresa, e soprattutto sembra avere ancora molti messaggi da consegnare ai suoi lettori.

Forse perché “Viaggio in Italia” non è una semplice descrizione del Paese, ma delle impressioni che Goethe riceveva dalla gente, mescolata a riflessioni su arte, cultura e letteratura. È dunque un libro sull’Italia ma, ancor prima, un ritratto degli italiani.

Viaggiare nel Settecento non era pratica simile al turismo di oggi. Lo stato delle strade era tale da sfasciare le carrozze, mentre procedere a cavallo e a piedi era pericoloso, per la presenza di ladri e briganti. Nessuna segnaletica, nessun ufficio informazioni e un’accoglienza ancora del tutto spontanea, per cui pochissimi conoscevano una lingua straniera. I viaggi erano lenti e lunghi: in una settimana si riuscivano a percorrere forse 500/600 chilometri, e quindi era una pratica ad appannaggio pressoché esclusivo delle classi sociali più agiate, mentre il 95% della popolazione non lasciava mai la città dove viveva e lavorava.

Dopo un lungo Medioevo di viaggiatori mercanti e pellegrini, nel Settecento una variopinta umanità si mise in movimento: erano scrittori, poeti, pittori e architetti che intendevano apprendere l’arte presso botteghe e scuole di maestri stranieri, o ricercare ispirazioni artistiche, immersi nella bellezza contemplativa. Per questo motivo, il Bel Paese continuò a rappresentare il centro delle aspirazioni di viaggio.

Dalle loro esperienze e dai loro racconti, per oltre un secolo l’Italia diventò una tappa quasi obbligatoria nell’educazione dei giovani delle ricche famiglie inglesi, francesi e tedesche, per completare l’istruzione tradizionale da parte degli insegnanti privati: un’esperienza nota come “Grand Tour”.

In Italia, in Italia! Ma non quest’anno. È troppo presto; non ho le cognizioni necessarie. Mi manca ancora molto. Parigi sarà la mia scuola, Roma la mia università. Giacché essa è una vera Universitas e quando la si è veduta, si è veduto tutto”.
J.W. Goethe

Il viaggio di Goethe fu una specie di fuga, dettata da un implacabile desiderio di cambiare pelle, da burocrate ad artista, tuffandosi nell’ambiente classico che era sempre stato il suo sogno: l’Italia classica, della Magna Grecia e dei Romani. Ciò che cercava non era rappresentato da Michelangelo, Leonardo o la grande pittura rinascimentale e barocca (durante il primo soggiorno a Firenze si fermò soltanto tre ore, mentre a Roma, nella Cappella Sistina, si annoiò al punto di addormentarsi). Il suo viaggio, programmato nei dettagli per alcuni mesi, finì per durare dal 3 settembre 1786 al 18 giugno 1788, cioè un anno, nove mesi e quindici giorni: più che un viaggio in Italia, Goethe cercava una vita in Italia. La “sua” Italia, un’Italia che nessun altro poteva vivere così.

In ogni luogo, Goethe non seppe sottrarsi all’opportunità di attraversare i territori con la predisposizione d’animo più adatta a lasciarsi sorprendere e incantare, descrivendo non solo i luoghi ma le persone, i riti, gli abiti e i costumi. E dimostrando ottime conoscenze di geologia e di botanica, oltre che di storia, geografia e d’arti.

Il bicentenario si presenta come una straordinaria occasione per fermarci a riflettere, come italiani, sul nostro patrimonio culturale, sulla sua attrattività, sui modelli di gestione, sui flussi turistici che interessano – e spesso soffocano – le principali città d’arte mentre ignorano le aree interne e sostanzialmente l’intero Mezzogiorno, anche se poi chi si avventura sull’Appennino o verso Sud rimane totalmente affascinato.

“Gli Appennini rappresentano per me un meraviglioso pezzo del creato”
J.W. Goethe

Da qui l’idea di “Goethe in Italia”, Festival di letterature, arti e culture di viaggio: un movimento di pensieri e di opinioni che stimola le comunità locali ad attivarsi in modalità collettiva, itinerante e diffusa sul territorio nazionale, dai confini con l’Austria fino alla Sicilia, mantenendo al centro Roma.

“Sì, posso dire che solamente a Roma ho sentito cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più ritornato ad uno stato d’animo così elevato, né ad una tale felicità di sentire. Confrontando il mio stato d’animo di quando ero in Roma, non sono stato, da allora, mai più felice”.
J.W. Goethe

Mantenendo l’obiettivo di ripercorrere le due traiettorie di viaggio che condussero l’autore a conoscere le più straordinarie e raffinate eccellenze dell’Italia del Settecento. Ma anche per rileggere i numerosi motivi di critica al Bel Paese che rivelava ai suoi occhi numerosi vizi che ancora oggi affliggono il sistema culturale e turistico nazionale.

  • Un festival collettivo, all’insegna delle buone prassi sui territori, che unisce come il filo di una collana le perle rappresentate da appuntamenti e attività culturali di rilievo artistico, paesaggistico e spettacolare;
  • Un festival itinerante, lungo il percorso di viaggio scelto da Goethe ma anche oltre, privilegiando le località considerate “minori”, nell’entroterra e nel Mezzogiorno.
  • Un festival diffuso, che coinvolga le comunità locali e che consenta l’incontro e il confronto, per sostenere il dialogo ed esaltare le differenze, in questo Paese di mille campanili colorati, cerniera tra Europa e Mediterraneo, crocevia di culture.

L’appuntamento conclusivo del bicentenario sarà con “All Routes Lead to Rome – Tutti gli Itinerari portano a Roma” (17/26 novembre a Palazzo Massimo in Roma), evento realizzato da un partenariato che ha sottoscritto un accordo di valorizzazione con la Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’Area Archeologica di Roma, il Museo Nazionale Romano e il Parco dell’Appia Antica.

Al termine delle celebrazioni, il progetto prosegue prevedendo la redazione di un “Dossier di candidatura” da presentare all’accordo parziale allargato tra Commissione Europea e Consiglio d’Europa – per tramite dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali di Lussemburgo – al fine di certificare l’Itinerario europeo di Goethe come Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa (secondo le previsioni e i criteri descritti nella risoluzione CM/Res(2013)67).

Va costituendosi una Associazione Culturale Europea tra i Comuni attraversati dall’Itinerario – capofila il Comune di Ariccia che offrirà una sede presso la “Locanda Martorelli – Museo del Grand Tour” – e un Comitato scientifico internazionale che coinvolgerà personalità e studiosi di Cammini d’Europa, Società Geografica Italiana, Goethe-Institut, Museo “Casa di Goethe” e da altre autorevoli istituzioni culturali.