Appunti disordinati
dal “mio” Festival della Mente

festival sarzana

Ci vai e ci “devi” andare al Festival della Mente di Sarzana. Ci vai perché vuoi ascoltare parole che non conosci, storie che ancora non ti hanno raccontato e anche per passeggiare nella piccola città che guarda alla Toscana salutando la Liguria di cui è l’ultima figlia. Le persone che abitano lungo queste linee incerte e sottili di solito prendono il meglio o il peggio di chi vive al di là dei confini. Qui hanno preso il meglio e ci hanno messo tradizione, carattere, ambizione ed orgoglio.

Chi scrive è nato qua.

Li conosco bene i sarzanesi e perdonatemi un po’ di sano provincialismo. Per una volta.

L’eterno ritorno nella piccola città si celebra sempre nella prima settimana di settembre. Il bilancio della quattordicesima edizione del Festival che quest’anno parlava di rete e reti è stato entusiasmante; si sono alternati in 13 diverse location del centro storico 96 relatori per un totale di 63 eventi a cui hanno partecipato (pagando un biglietto) circa 45.000 persone.

Cosa ci metti dentro la borsa di questi tre giorni?

Prima di tutto il sorriso che prendi per mano e stringi forte e ti dice di stare tranquillo perché le cose vere iniziano e non finiscono mai. La tua piccola città è così. Ti parla. Poi tante idee che mi hanno dato la certezza che la voglia di crescere e di imparare non finirà mai. Ho incontrato un vecchio amico che non vedevo da vent’anni che mi ha raccontato la storia dei cowboy al cinema, perché il cinema lo capisci solo imparando a guardare Ombre Rosse. Ho ascoltato il suono di una tromba che usciva dalla finestra di quello che una volta era il reparto maternità dell’ospedale. Mi raggiunge Massimo Biava (lui è l’anima di Parallelamente, un Festival nel Festival dedicato alla creatività di chi ha avuto a che fare con questa terra, per ius soli o ius sanguinis, tanto per essere al centro del dibattito politico) e mi racconta che chi sta suonando dalla finestra è uno degli ultimi bambini partoriti in quella stanza e il suo è un omaggio a tutti quelli nati li come lui. Quindi come me e non posso non pensare a mia madre in quel lontano 29 giugno e domani questa cosa mamma vengo a trovarti e te la racconto.

Poi ho ascoltando Massimo Recalcati e ho scoperto una cosa che sapevo già ma che lui ha detto decisamente meglio di me. I tabù fanno bene, pongono dei limiti, ci obbligano a delle regole. L’assenza di tabù ci avvicina alla perversione. Ragionando di paure e limiti ho scoperto che il mio cuore è lo straniero che vive dentro di me. Non obbedisce né alla mia coscienza, né al mio volere. E non bisogna averne paura. Lo straniero è la tua vita.

Mentre passeggio mi segno una frase ascoltata dalla voce di Elena Cattaneo: “La forza della storia è tutta in un abbraccio”. Lei mi ha commosso. Ma soprattutto mi ha commosso la storia che ha raccontato e come l’ha raccontata. Grazie a quelle parole ho capito che la ricerca scientifica si muove in uno spazio sconfinato di non conoscenza, un deserto dove cercare con fiducia e tenacia la verità nascosta in piccole tracce quasi invisibili e scoraggianti. Poi, che ogni domanda porta ad una sfida continua con le risposte che spesso sono sbagliate perché ad essere sbagliate sono le domande e che le sfide troppo spesso sono dei fallimenti ma bisogna sempre e comunque andare avanti. Elena Cattaneo a #FdM17 ha descritto una malattia, il morbo di Huntington come mai nessuna malattia era stata raccontata prima. E mentre lo faceva ha pianto perché il dolore e le emozioni sono il motore del nostro stare tutti insieme.

Il festival l’ho aspettato e salutato al bar. Leggendo un libro di Malvaldi (c’era anche lui a parlare di numeri caduti nella rete delle reti). Adoro le città che si trasformano per alcuni giorni in piccole capitali della cultura. Tutto rallenta, le persone si riconoscono in maniera diversa, i tavolini all’aperto diventano parentesi necessarie e obbligatorie. Il programma si trasforma in mappa.

A Sarzana poi tutto inizia e finisce con un cannolo alla crema di Gemmi, la pasticceria storica del centro storico. Fidatevi di me.

Mica faccio il turista io da queste parti.

Complimenti al Festival della Mente da parte di tutti noi di Memo, la cultura ha bisogno di continuare ad invadere il mondo. E si può partire anche da qui.

www.festivaldellamente.it/it/