Non tanto per lei,
quanto per l’idea dell’amore
che a lei era sottesa

Non tanto per lei, quanto per l’idea dell’amore che a lei era sottesa

Poesia di Filippo Lubrano
Non tanto per lei, quanto per l’idea dell’amore che a lei era sottesa Poesia di Filippo Lubrano

Continuano per MEMO le “esplorazioni mitilanti” di Filippo Lubrano.
Viaggiatore curioso, dirigente d’azienda, ma soprattutto poeta, che oggi ci racconta la sua personalissima visione dell’Amore.

 di Filippo Lubrano

 

Amare lo sanno fare tutti
Io vorrei un amore alla Fosbury
Che quando lo guardano da fuori gli altri dicono
“ma perché non c’ho pensato prima io?”
Inizio daccapo
Ancora
Inizio daccapo
Ancora
Inizio seriale
Insisto a porgere altre guance
Anche perché le mie
Le ho finite da tempo.
L’inerzia m’ha rubato tutte le mie decisioni migliori
Per costituirmi
Lascerò impronte digitali ovunque
Ogni volta saranno diverse
Eppure sommariamente
Riconducibili a me
E rivangherò nella merda del passato
Come De Lillo a Fresh Kills
nell’unico mondo giusto – un mondo senza corpi
Tu intanto chiedi
E ti sarà negato.
Passate 30 e passa primavere
E autunni e stagioni delle piogge e secche
Non ho ancora finito di riparare
Non ho ancora smesso di ripararmi
Non ho ancora escluso niente davvero
Voglio ancora essere tutto
Mentre sfoglio la lista dei lavori disponibili a Roma
Programmatori in cobol
Analisti funzionali
Macellai.
E perdonami allora se tendo a romanticizzare il passato
Anche quando il cazzo comandava la mia testa di cazzo
Finirò quando Bob Dylan smetterà di fare concerti
Sarò il tuo girasole offeso, sempre rivolto verso l’ombra
E tirerò la corda fino all’ultimo filo di iuta
Fino a vederne il punto di rottura
Nell’ennesimo esperimento insalubre
Il mondo intero sarà il mio Cern
Dove farò scontrare i nostri atomi
Non scoprirò niente
Ma nell’istante in cui libereremo gigatoni di energia
In quell’istante detonerà ogni fottuto ricordo
I baci al contrario alla testata del letto
Il tornio perfetto che cesellò le tue caviglie
L’allaccio univoco delle convessità delle tue mani con l’incavo delle mie.
Quell’istante, la sintesi del sollievo.
Non tanto per te, quanto per l’idea dell’amore che ti era sottesa.

 

http://mitilanti.blogspot.it/2015/09/lorem-ipsum-dolor-sit-amet.html