Attenti a Klimt il centenario

Klimt
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Bastano 100 anni per conoscere una persona? E un artista? Per Gustav Klimt (di cui si celebra quest’anno il centenario) il tempo non è lo strumento ideale per conoscere un uomo e quello che fa: “Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio”. Klimt odiava le parole, e le parole ricambiavano la sua naturale avversione. Nessun lungo diario di viaggio, il silenzio al posto delle chiacchiere, nessuna autobiografia e pochissime lettere. Lui dipingeva. Unica concessione al tempo dell’artista, il tempo per le donne. E per i gatti, che adorava nello stesso modo.

Chi era e cosa voleva Klimt? Esce in questi giorni un ricco volume edito da Mondadori Electa, per la sezione Monografie, Gustav Klimt dello storico dell’arte Patrick Bade.

La biografia racconta l’artista attraverso i tre luoghi fondamentali della sua vita: Vienna, la sua Vienna, città multietnica e multiculturale, che riusciva a riassorbire e a fondere in un’unica identità impulsi tra i più diversi ed eterogenei; Ravenna, che lo affascina grazie ai suoi mosaici dorati e alla sua aria insieme bizantina e occidentale; infine, la lussureggiante regione austriaca dell’Attersee, lacustre e immersa nella natura, dove amava passare le estati immerso in lunghe passeggiate con le belle amiche.

Noi di MEMO abbiamo letto il saggio di Bade e abbiamo messo in fila venti cose che bisogna assolutamente sapere prima di guardare un suo dipinto:

1) Klimt aveva sei fratelli tra maschi e femmine, una delle quali morì a cinque anni. Si sospetta una inclinazione familiare depressiva, poiché sia lui che la madre che una delle sorelle soffrirono di “melanconia”.

2) Klimt era di corporatura possente, amava la natura, lo sport e sopratutto le donne. Prediligeva amicizie femminili e si stima abbia avuto quattordici figli illegittimi, di cui solo tre riconosciuti, avuti da sue modelle.

3) Iniziò a dipingere col fratello Ernst, che morì ventottenne. Ancora alle prime prove artistiche, usava come modelli i familiari.

5) Sappiamo molto della sua vita grazie alla passione per la fotografia. Amava ritrarre innumerevoli momenti del suo privato, in una modalità “intima” assai più simile alla nostra che a quella dei suoi contemporanei.

6) Klimt era uno degli artisti più pagati del suo tempo.

7) Frequentò una scuola professionale e assimilò da autodidatta il resto della sua grande cultura letteraria.

7) Il suo studio non era lussuoso come quelli dei colleghi, tuttavia possedeva un grande giardino, lasciato incolto, nel quale si erano stabilite diverse colonie feline. Egli non poteva separarsi dai suoi amati gatti. Dice Schiele, dopo la sua morte: “Nulla dovrebbe essere rimosso perché la struttura della casa di Klimt è un’entità, è un’opera d’arte in sé, che non dovrebbe andare distrutta. Le immagini non finite, i pennelli, il tavolo da pittura, la tavolozza devono essere lasciati intatti, ed essere resi accessibili come un Museo di Klimt” (Bade, Gustav Klimt, pag. 36 da Husslein-Arco,Weidinger, pag.70)

8) Hans Makart era uno dei pittori più importanti della Vienna della sua giovinezza. Klimt arrivò a corrompere un servitore con denaro pur di riuscire a entrare per pochi minuti nel suo studio.

9) Nel suo stile rientrano una grandissima quantità di influenze, quali: simbolismo, estetismo, impressionismo, espressionismo, pittura su vaso greca, silografie giapponesi, mosaici di Ravenna. Tra gli artisti preferiti: Hans Makart, Monet, Van Gogh, Velasquez.

10) Egli si iscrisse alla Scuola di Arti Aapplicate di Vienna, non già alla prestigiosa Accademia delle Belle Arti, nota per aver bocciato più volte Hitler all’esame di ammissione. Questo particolare fu per anni motivo di vanto per la stessa Accademia. Alla scuola delle arti applicate, Klimt e il fratello conobbero Franz Matsch, col quale condivisero il primo studio pittorico. Sempre in tale scuola compresero l’importanza dell’architettura.

11) Nel 1886 i fratelli Klimt e Matsch ricevettero il prestigioso incarico di decorare le scalinate di un nuovo prestigioso teatro nella Ringstrasse. A Vienna lo spazio teatrale era ritenuto un luogo importantissimo di divertimento e ricezione culturale.

12) Soltanto alla sua diciottesima edizione la mostra della Secessione fu interamente dedicata alle opere di Klimt, che pur ne era uno dei fondatori e direttori. La Secessione è un movimento, prevalentemente di pittori e scultori, nato tra fine 1800 e inizio 1900, a Vienna, per opera di alcuni membri dell’Accademia delle Belli Arti, che in un secondo momento decisero di dividersi definitivamente da essa ed occupare un’altra sede, il Palazzo della Secessione.

13) Ver Sacrum, rivista culturale ufficiale della Secessione viennese, venne fondata nel 1898 da Klimt e altri. Essa poteva essere acquistata annualmente oppure in edizioni singole, più pregiate e costose, come allora di moda presso i più importanti periodici europei. Ver Sacrum consacrava l’ideale principe del Secessionismo, la totalità delle arti. Un altro scopo importante della rivista era quello di promuovere in Europa l’arte moderna austriaca e in Austria l’arte europea.

14) Nel 1894 fu assegnato a Marsch e Klimt il progetto di creare le decorazioni per il soffitto dell’Aula Magna dell’Università di Vienna. Klimt si aggiudicò i pannelli delle facoltà di Filosofia, Medicina, Giurisprudenza, Marsch quello della Teologia. Ogni presentazione di pannello fu accompagnata da un grave scandalo e i professori giunsero addirittura a definire la sua come “brutta arte”. Klimt, dopo la ricezione negativa del primo pannello, non si dette pena di raddrizzare il tiro e, anzi, caricò ulteriormente le sue opere di elementi proibiti, come i nudi di donne incinte.

15) A Vienna il mecenatismo era un’attività quasi esclusiva della ricca borghesia ebraica. Anche i mecenati di Klimt erano quasi tutti ebrei. La vecchia aristocrazia non lo ammirava né sosteneva.

16) Nonostante Klimt non si interessasse di politica, all’uscita della Nuda Veritas, nel 1989, l’opinione pubblica credette che quello fosse il suo atto di protesta nei confronti dell’ingiustizia del caso Dreyfus.

17) Nella società del tempo, il sesso era un vero tabù, per questo il nudo ritratto nelle sue opere generò esagerato scandalo. I giovani del tempo conobbero finalmente la sessualità attraverso le prime stampe erotiche giapponesi giunte in città.

18) L’unica donna ritratta due volte, forse anche una terza se consideriamo la Giuditta I, fu Adele Bloch-Bauer, tanto che si pensa che tra i due ci fosse una relazione di vecchia data. Il primo ritratto di lei, la cosiddetta Donna in oro, è diventato il suo quadro più famoso, non a caso fu venduto all’asta all’altissima cifra di 158,4 milioni.

19) Egli aveva una grande passione per il design di interni e per le arti decorative. I suoi oggetti erano estremamente lussuosi e costosi.

20) Klimt si interessò anche di moda e realizzò abiti che incoraggiavano le donne ad abbandonare i malsani e costrittivi corsetti e imbottiture.

 

Gustav Klimt di Patrick Bade (Mondadori Electa) 176 pp. 29,90 €

Gustav Klimt
di Patrick Bade
(Mondadori Electa)
176 pp.
29,90 €