“Artire”: alla ricerca degli artigiani
(quasi) perduti.

figulo

Sino al 21 febbraio la personale di Daniele Barraco a Martina Franca negli spazi di Digimedia Production. Ce la racconta il nostro art director, Sirio Fusani che Daniele lo conosce bene e da tanto tempo. Tutto inizia da una sedia centenaria…

La prima immagine che mi è venuta in mente quando Daniele Barraco mi ha parlato di questo progetto è stata una sedia che ho nella casa che era dei miei nonni, e che qualche anno fa ho ristrutturato. Quella sedia, a dire la verità un po’ piccola al giorno d’oggi, quasi da bambino si direbbe, ha circa un centinaio di anni, e li dimostra tutti, intendiamoci. E’ stata realizzata dal mio bisnonno, un falegname, che ha anche creato le finestre e le porte di quella casa, e che ancora oggi fanno parte dello stabile. Ho subito capito che parlare dei mestieri artigiani, della loro storia, del loro fascino, del loro recupero, ha un valore enorme. Il valore della testimonianza. Daniele ha scelto la Valle d’Itria, una porzione di territorio della Puglia centrale, a cavallo tra la città metropolitana di Bari e le province di Brindisi e Taranto. Subito gli ho chiesto il perché di questa zona, e di parlarmi del progetto e della sua realizzazione

“Martina Franca è una seconda casa per me, amo profondamente questa zona della Puglia. Io e la mia compagna Alice siamo arrivati a Martina per la prima volta circa 8 anni fa per motivi di lavoro. E non abbiamo più smesso. E’ una città che ti avvolge totalmente, “un’accozzaglia” estremamente accattivante di voci, suoni, odori e colori. Sono abbastanza pigro per natura, abitudinario, amo i miei ritmi, i miei spazi,i miei ambienti. Quando viaggio adoro ritrovare queste sensazioni, e Martina ha questa capacità: è casa”.

La mostra, nata da una tua idea e organizzata e prodotta da Digimedia, società pugliese attiva nel mondo della fotografia internazionale, della stampa fine-art e dell’organizzazione di eventi, workshop e mostre, è bellissima. L’aspetto che colpisce molto di questo tuo nuovo lavoro è che si “discosta” dalla tua abituale produzione, pare una ricerca di un nuovo modo di rappresentare i soggetti, un mood quasi cinematografico si potrebbe dire.

La strada è stata proprio quella di ricreare una storia in uno scatto. Ma non è stato facile. Abbiamo dovuto improvvisare molto. Non sempre avevo idea delle location che mi sarei trovato davanti, in ogni situazione l’intento era quello di creare, attraverso l’uso della luce, un’atmosfera accattivante, che diventasse un “colore” importante di questi scatti e per farlo ho dovuto utilizzare più flash. Siamo arrivati a gestire anche cinque luci per un solo set! Situazione insolita per un ritrattista come me che abitualmente usa una sola luce flash come luce principale. Ma amo le sfide, soprattutto quando sono condite da creatività e ingegno”.

Parlando più strettamente del tema della mostra, sembra chiaro dalle foto che hai amato dal primo istante i soggetti, quasi fossero davvero un bene prezioso da difendere e preservare.

“Esattamente. Questa mostra nasce con l’intento di riportare alla luce la testimonianza di mestieri ormai dimenticati, lavori semplici ma altamente specializzati che hanno creato le fondamenta di una nazione. Ricordiamoci che alcuni dei più famosi brand italiani conosciuti nel mondo nascono proprio dalle eccellenze di bottega. Il mestiere d’arte presuppone talento, concentrazione, perizia, fatica e dedizione. Queste persone sono veri e propri beni culturali viventi, che possono donarci ricchezze dal valore inestimabile”.

Tornando al tuo percorso fotografico, il tuo lavoro parla da sé. Collaborazioni con le più importanti riviste, agenzie di comunicazione, case discografiche e con personaggi mitici dello showbiz. Vedi il progetto “Artire” come un esercizio di stile o come un punto di partenza nella creazione di una nuova narrativa nel tuo percorso fotografico?

“Nessuno dei miei lavori è un semplice esercizio di stile, in ogni mio scatto cerco di trasmettere una parte del mio essere. Se così non fosse avrei già smesso di fare il fotografo. Per natura amo farmi coinvolgere, essere un tutt’uno con quello che faccio, gioire se le cose vanno per il verso giusto o arrabbiarmi profondamente se qualcosa non va come deve andare. In un modo o nell’altro quando scatto devo essere partecipe. Con Artire è stato così, è una ricerca che è nata dal profondo delle mie radici. Da tempo sentivo il bisogno di raccontare uno spaccato della nostra storia, l’occasione si è presentata grazie a Digimedia e con grande piacere ho sviluppato, assieme a un grande team, questo progetto. A questo punto del mio percorso questa è una delle strade che voglio continuare a seguire, ci sono così tante realtà che hanno bisogno di essere raccontate ed io voglio continuare a farlo”.

Dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 12:30
e dalle 16:00 alle 18:30
Via Sallustio 32/BB – 74015
Martina Franca

danielebarraco.com

digimediaproduction.com