Albergo diffuso: una risorsa per la sostenibilità turistica

Aquae Sinis_Cabras (OR)

Provate a prenotare. La signora invia per mail diverse fotografie delle camere e degli appartamenti a disposizione. Sono tutte semplicemente perfette nella loro antica essenzialità, appartenuta ad un’altra epoca ma sapientemente recuperata. Ne scegliamo una.  La tastiera del letto è ricavata da una vecchia mangiatoia e le luci e il letto sono tutte in ferro battuto. Scegliamo quella e partiamo. Nel centro storico del paese fra le tante case in pietra ce n’è una con su scritto “reception”, mentre la camera con il letto in ferro battuto ci aspetta in una stradina poco lontana. Sulla porta, una signora sorridente fa un cenno con la mano e offre un caloroso benvenuto alla nostra prima vacanza in un albergo diffuso.

“Nonostante l’albergo diffuso soddisfi appieno la tipologia di domanda del turista contemporaneo e questa domanda sia in costante aumento, la legislazione e la burocrazia italiane non ci aiutano per niente a farlo sviluppare”. Giancarlo Dall’Ara non usa mezzi termini. Docente di marketing turistico presso l’Università di Perugia e il CST di Assisi, il centro che studia il turismo e la sua promozione, Dall’Ara mette a punto il modello di ospitalità “albergo diffuso” dando vita nel 2006 all’Associazione che ne illustra e valorizza l’utilizzo. “Si tratta di un modello capace di generare ricchezza culturale ed economica; e invece ci siamo ritrovati a doverlo difendere dalle istituzioni pubbliche” spiega amareggiato Dall’Ara. “Il problema principale è l’incertezza normativa” prosegue “ogni regione italiana ha emanato per l’albergo diffuso una sua legge  particolare, che addirittura spesso entra in contraddizione con quelle che sono le caratteristiche da noi sancite.”

Ci troviamo così davanti ad una serie di incongruenze nell’analizzare questo innovativo modello ospitalità, che  si contraddistingue per essere un’impresa ricettiva situata nel centro storico di un unico centro abitato, formata da più stabili vicini fra loro e in grado di fornire servizi alberghieri. Accoglienza, assistenza, ristorazione, spazi e servizi comuni per gli ospiti sono tutti concentrati nel “cuore” dell’albergo diffuso, mentre tutto intorno sono dislocati gli appartamenti e la camere: da qui deriva il termine “diffuso”, perchè, rispetto ad un albergo tradizionale, si allarga e si espande, ad inglobare nella vita dell’albergo la vita quotidiana del centro, la sua cultura e la vita della sua comunità.

“E’ proprio grazie alle sua finalità di creare un senso di comunità e di valorizzare le tipicità di un territorio che l’albergo diffuso si inserisce nel panorama dell’offerta ricettiva come modello sostenibile per eccellenza” sottolinea Dall’Ara; “oggi il turista richiede esperienze genuine che lo immergano nel territorio che visita e molti dei nostri gestori sono dei veri narratori di luoghi: valorizzare il territorio e i prodotti fa parte della mission dell’albergo diffuso. Inoltre l’albergo diffuso è anche un modello di sviluppo del territorio che non crea impatto ambientale perchè gli edifici sono stabili antichi e di pregio ristrutturati e ammobiliati con tutti i comfort; quindi l’impatto sull’ambiente è bassissimo, perché non si costruisce nulla di nuovo.”

In questo 2017, anno internazionale del turismo sostenibile, il modello dell’albergo diffuso merita sicuramente particolare attenzione per il suo essere perfettamente in linea con i parametri del turismo sostenibile, incentrati su recupero, salvaguardia e valorizzazione di un territorio, delle sue tradizioni e delle sue peculiarità.

In Italia sono circa un centinaio gli alberghi diffusi riconosciuti tali e si attestano in continua crescita “Il potenziale è enorme” chiarisce Dall’Ara “perchè in Italia esistono circa 20 milioni di vani vuoti e perchè il turismo internazionale va verso questo tipo di ricettività.” Quello che i viaggiatori oggi cercano è una realtà fatta di poche persone che dia la possibilità di intrecciare legami solitamente più genuini e solidi. Il contrario dell’ormai vecchio e detestato turismo di massa.

“Non si deve però commettere l’errore di credere di poter recuperare un borgo abbandonato installandovi  un albergo diffuso” ci tiene a sottolineare Dall’Ara “perchè un albergo diffuso per vivere ha necessità della vita del centro in cui è situato: quindi prima i comuni devono riqualificare i borghi riportantovi la vita, anche poca, e poi l’albergo diffuso potrà fungere da attrattore, anche in virtù del fatto che la sua offerta è fortemente destagionalizzata.”

Il sito del’associazione è un utilissimo vademecum per quanti siano interessati ad intraprendere un’attività in questo settore: traccia un excursus sulla legislazione in materia, disciplina la qualità dell’offerta, promuove iniziative tendenti a valorizzare la formula d’ospitalità dell’albergo diffuso, mantiene un costante rapporto con gli associati;ma è anche un ottimo strumento per il viaggiatore che voglia sperimentare questo tipo di ospitalità. Qui, spaziando tra mare, montagna, campagna e città, il turista trova per ogni albergo diffuso una scheda dettagliata e fotografie mozzafiato: sarà naturale lasciarsi andare alla magia che questi luoghi propongono, entrare nel loro spirito e prenotare la prossima coinvolgente e indimenticabile vacanza, con l’auspicio di vederne nascere sempre di più.